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📄 FONTE comunicato stampa del Comune di Arezzo
AREZZO — Oh via, qui c’è parecchia carne al foco e qualcuno comincia a storce’ il naso. Dal Comune arriva la stoccata del capogruppo di Arezzo 2020, Francesco Romizi, che sulla Fondazione Guido d’Arezzo un le manda certo a dire: “Ci sono punti da chiarire”, e pure alla svelta.
Romizi racconta che già a inizio anno avevano acceso i riflettori sulla gestione della Fondazione, sperando — dice lui — in un minimo d’apertura. E invece? “Solo un arroccamento istituzionale”, come a dire: muro contro muro e arrivederci.
Il nodo grosso, spiega, è la trasparenza. Con la riforma del terzo settore le onlus son finite in soffitta dal primo gennaio, e la Fondazione, che è a controllo pubblico, dovrebbe stare bella in regola con rendicontazioni e chiarezza. Ma secondo Romizi qui si naviga a vista: “Più che un ente, pare un club”. E giù un altro colpo.
E mentre in altre città già si sfoderano programmi culturali e cartelloni, ad Arezzo — dice — regna un silenzio che fa rumore. Operatori e soci sostenitori ancora aspettano di capire che si farà, e soprattutto quando. “Senza programmazione si strozza il tessuto culturale”, tradotto: chi lavora nel settore rischia di rimanere a bocca asciutta.
Poi c’è la questione del Teatro Petrarca, altro tasto dolente. Qui Romizi chiede lumi sui costi: “I canoni stanno diventando un muro troppo alto per le realtà locali?”. Il timore è che alla fine restino dentro sempre i soliti noti, mentre gli altri restano fuori dalla porta.
A rincarare la dose, anche le segnalazioni della Cgil, che parlano di confusione e incertezza per chi ci lavora dentro. Una situazione che — secondo il capogruppo — non promette niente di buono, soprattutto se la Fondazione finisse per essere usata a fine mandato più per consulenze che per una vera progettazione.
Insomma, la faccenda è tutt’altro che chiusa. Romizi ha già presentato un’interrogazione urgente in Consiglio Comunale e aspetta risposte scritte. Ma mette le mani avanti: se non arrivano chiarimenti, è pronto pure a bussare alla Corte dei Conti e al Difensore civico regionale.
E ora, come si dice da queste parti, si aspetta di vede’ che succede. Perché qui, tra cultura e polemiche, la partita è appena iniziata.


