Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
AREZZO – Qui la situazione è di quelle che fanno sbuffà anche i più pazienti. All’archivio comunale, per mette mano alle pratiche edilizie, ci vole più tempo che a rifà una casa da capo.
A lanciare l’allarme è l’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Arezzo, che ormai un ne pole più. “Così è impossibile lavorare”, dicono senza tanti fronzoli.
Per prende un appuntamento? Anche tre mesi d’attesa. E quando finalmente toccherebbe a te, puoi guardare solo le pratiche che già sai per filo e per segno, numero compreso. Se poi ti serve controllare qualcos’altro… eh, rimettiti in fila e aspetta altri mesi. Roba che ti passa la voglia.
E intanto i professionisti restano incastrati: un riescono a risponde ai clienti, rischiano pure grosso perché devono certificare situazioni senza poté vedere tutta la documentazione. “Ma come se fa?” è la domanda che gira tra studi e cantieri.
E il Comune? Silenzio. Nonostante incontri, richieste e pure la disponibilità a mettersi intorno a un tavolo per sistemare la faccenda, risposte concrete un ne sono arrivate. E questo, per l’Ordine, è proprio il punto che fa saltare la mosca al naso.
Perché qui un si tratta di un favore: l’accesso agli atti è un diritto bello e buono. E quando lo blocchi, a rimetterci son tutti: tecnici, cittadini e pure le imprese.
Le richieste son chiare e senza troppi giri: meno attese, accesso completo alle pratiche, digitalizzazione vera (non a parole) e un confronto serio.
Perché, come dicono loro, ora basta chiacchiere: è tempo che qualcuno si prenda le proprie responsabilità.


