Oh ragazzi… questa un è una notizia, è una stilettata nel core.
A Lignano s’è spenta una luce, e chi c’è stato lo sa bene: un s’andava mica solo a mangià al Toscano… s’andava a sta’ bene. E ora che Lorenzo – per tutti “il Pole” – ha tirato giù il bandone, pare davvero che lassù sia rimasto un silenzio strano, di quelli che fanno rumore.
Nel suo messaggio l’ha detto chiaro, senza troppi giri:
anni belli, pieni, vissuti fino in fondo grazie alla gente. Perché senza quella gente lì, senza i clienti diventati amici, senza le risate, le serate d’estate, le pizze e i brindisi… quel posto un sarebbe mai diventato quello che era.
E invece lo era eccome.
La cosa che fa più effetto, a leggerlo, è che la gente ancora chiama.
“Ci sei? Si riapre?”
E lui niente… son tre mesi che un c’è più. Ma gli fa pure piacere, capito? Perché vuol dire che quel posto l’aveva fatto davvero entra’ nel cuore alla gente.
Poi ci mette dentro tutto: la fatica, le botte prese, la speranza che qualcuno lo prenda e lo ami davvero quel posto. E soprattutto le persone sue: la “mi’ cittina” e la mamma, pilastri veri. Roba che si sente, mica parole buttate lì.
E intanto sotto al post… un fiume.
C’è chi ringrazia per le serate, chi si ricorda i compleanni, chi le pizze, chi addirittura gli allenamenti con premio finale a tavola.
C’è chi s’incazza pure, dà la colpa al Comune, alla gestione, all’abbandono… perché diciamolo: tanti lo pensano che Lignano sia stato lasciato un po’ andare.
E c’è chi lo dice chiaro: “senza di te un è più Lignano”.
Ma sopra tutto, una cosa sola: affetto vero.
Oh, mica capita sempre eh.
Un ristorante che chiude e la gente che ci resta male davvero, come se fosse casa.
E forse è proprio questo il punto: il Toscano un era solo un ristorante.
Era un posto con un’anima. E quell’anima, in gran parte, era il Pole.
Ora lui chiama tutti a Castiglioni, alla nuova osteria, per rifà le stesse risate.
Perché sì, una porta s’è chiusa… ma un portone s’è già aperto.
Però Lignano… Lignano senza di lui, diciamolo piano:
un sarà più la stessa cosa.


