AREZZO – E insomma, alla fine della fiera, pare che la famosa stazione dell’alta velocità Medioetruria si farà. Dove? Eh, piano, non correte: si farà… ma con calma. Molta calma. Tipo regionale delle 6:12.
Ieri sera, tra una stretta di mano e un buffet all’hotel Minerva, il ministro ha tirato fuori il coniglio dal cilindro: “Se i territori sono d’accordo li ascolto”. Che tradotto dal politichese vuol dire: “mettetevi d’accordo voi, poi io passo a firmare quando avete finito di litigare”.
Da una parte c’è Rigutino, che ormai s’è montato la testa e si vede già con Frecciarossa che sfrecciano tra i campi. Dall’altra Creti, che i tecnici avevano scelto con tanto di mappe, grafici e righelli. Ma si sa, in Italia tra quello che dicono i tecnici e quello che succede davvero c’è di mezzo un bel piatto di pici e qualche riunione in più.
Il ministro, con aria serissima, ha detto che “il dossier è sulla scrivania”. E meno male, perché per un attimo si temeva fosse finito nel cassetto sotto, quello insieme ai progetti del ponte sullo Stretto, al traforo sotto il Vesuvio e alla metro di Paperopoli.
Nel frattempo, si aspetta pure il nuovo sindaco di Arezzo. Perché giustamente, prima di decidere dove far passare un treno da 300 all’ora, bisogna vedere chi vince le elezioni. Logica ferrea.
E intanto Toscana e Umbria continuano a fare avanti e indietro come due pendolari indecisi: un giorno sì, un giorno no, un giorno Rigutino è perfetto, il giorno dopo “forse Creti però non è male”. Più che alta velocità, qui siamo alla alta indecisione.
Il succo? La stazione si farà. Quando? Boh. Dove? Vediamo. Come? Ci pensano dopo.
Nel frattempo, i cittadini guardano il tutto come si guarda il tabellone in stazione quando il treno è in ritardo: speranzosi, rassegnati… e pronti a sentire l’annuncio finale:
“Ci scusiamo per il disagio, la decisione è momentaneamente rinviata a data da destinarsi.”



– quasi diecimila firme raccolte
– due interpellanze in parlamento
– un consiglio provinciale congiunto col comune capoluogo provinciale
– tre studi universitari
– circa duecento incontri istituzionali
– oltre trecento comunicati stampa
– un accordo formale di due regioni
– una formale disponibilità al dialogo del ministro dei trasporti.
Sopra tutto questo,
l’impegno di alcuni cittadini perché un territorio come quello aretino – ottavo posto nazionale per export – senza infrastrutture e collegamenti moderni muore,
e con l’aiuto di tutti dobbiamo non escludere alcuno.
In forza delle compensazioni resta possibile valorizzare ogni territorio coinvolto,
secondo le naturali vocazioni e potenzialità d’ognuno di essi.
Già Alessandria e Vicenza, quest’ultima con il lotto 2 in AV, stanno superando il più antico e importante distretto orafo d’Europa: Arezzo, che sta pesantemente soffrendo la lontananza da aeroporti e collegamenti AV,
pur con i suoi 62 km di corridoio direttissimo senza ricevere alcun servizio.
Chiediamo solo due binari & una pensilina
in AV,
del costo < 100 milioni
(la duomillesima parte dei duecento miliardi di spesa del novennio industriale F.S. 2022-2031),
quando – da Bari a Peschiera!- stano realizzandosi oltre venti tra fermate e stazioni AV aprendo alla competitività di tre operatori (Trenitalia, Italo e fra pochi mesi SNCF)