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Mete improbabili: Liberazione

Scopri nuove idee per migliorare ogni giorno

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Mete improbabili: Liberazione

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Destinazione: Liberazione. Posti ancora disponibili.
Si ricorda ai signori viaggiatori che per raggiungere Liberazione sarà indispensabile attraversare il tunnel Dittatura. Cartoline e souvenir non saranno reperibili se non a proprio rischio e pericolo. Una torcia multifunzione sarà data in dotazione ad ogni partecipante. Il viaggio potrà avere una durata indeterminata: il viaggiatore se ne assume la responsabilità.

Veniamo ora ad illustrare i punti salienti del percorso.
Prima tappa: la stanza del silenzio. Il viaggio inizierà perdendo l’abitudine a far proprio quel principio che in molti chiamano libertà d’espressione. Parlare sarà ancora possibile ma con parole smussate, trattenute, corrette prima ancora di venir fuori. Con frasi a metà e sguardi bassi, timidi, impacciati. Anche pensare sarà possibile ma solo per chi sarà in grado di non disturbare la quiete comune. Parole dette a sproposito potranno essere ricacciate indietro in forme e modi che è meglio non conoscere. Viaggiatore avvisato, mezzo salvato.

Seconda tappa: la piazza vuota. Trattenute le parole sarà semplice scoprire quanto sia utile al viaggio trattenere perfino i corpi. Al bando i cortei, gli incontri, le assemblee. Stare insieme, nella piazza vuota, per il viaggiatore sarà un rischio da calcolare in manganellate e giorni di reclusione.

Terza tappa: il corridoio della paura. Qui i viaggiatori saranno messi a confronto con l’uso della forza per trattenere i confini di una libertà pericolosa. Trasformare i propri passi sarà necessario. Farsi più cauti in tutti gli atteggiamenti sarà indispensabile. Attenzione agli spigoli: potrebbero ascoltarvi, vestiti con la loro divisa d’ordinanza.

Quarta tappa: il loggiato degli specchi. Benvenuti nel luogo dove gli schermi, i giornali, le voci raccontano la stessa storia, con parole leggermente diverse. Il viaggiatore potrà qui sostare per recuperare le forze ma non lo spirito; sedersi al tavolino di un bar per un semplice caffè lasciandosi cullare da una realtà impacchettata per non essere scomoda, alterata dal principio di un controllo dell’informazione che qualcuno dichiara doveroso.

Quinta tappa: il teatro di un solo attore. L’appuntamento pomeridiano sarà all’interno del teatro nazionale. Il palcoscenico sembrerà perfetto, le luci saranno accese e sfavillanti, il sipario sarà aperto ma in scena ci sarà un solo attore e reciterà tutte le parti. Si applaudirà, perfino. E dovrà applaudirlo anche il viaggiatore, senza tirarsi indietro. Qui servirà pazienza: assisteremo alla performance a tempo indeterminato.

Sesta tappa: l’urna chiusa. Usciti dal teatro, in fila ordinata, i viaggiatori saranno chiamati a esprimere il consenso obbligato ad un viaggio che ormai è del tutto imposto. La partecipazione potrà qui riassumersi in una forma di cieca obbedienza, mentre il voto in parole scritte nell’acqua.

Settima tappa: la sala del trono. Non potrà mancare nel nostro percorso la visita al centro del potere: il trono. Non sempre sarà visibile, ma sempre sarà presente. Non sempre il viaggiatore né capirà i modi e le forme ma, avendo cura di sé stesso, non dovrà dirlo a nessuno. Non dovrà nemmeno pensarlo, se ci riesce.

Ottava tappa: il tribunale inclinato. Sarà accanto al trono. Il viaggiatore non si stupisca se le bilance appese, qui, non saranno in equilibrio. Tenga presente che in questo luogo le regole cambiano a seconda di chi le guarda mentre la legge esiste ma non protegge: decide. Qui la giustizia non è uguale per tutti: ha scelto da che parte stare.

Nona tappa: il nodo. Procederemo dunque verso un groviglio di fili, leve e comandi che chiameremo, erroneamente, separazione dei poteri. Qui tutto è collegato, tutto risponde allo stesso impulso. Non c’è distinzione, non c’è distanza. Qui il viaggiatore comprenderà che quando tutto dipende da uno, nessuno è al sicuro.

Decima tappa: il vicolo cieco. Ed eccoci dunque al gran finale. Il viaggiatore sarà qui perplesso, amareggiato, esausto. Il tunnel sembrerebbe finire ma, in verità, non c’è uscita. Il viaggio pare concludersi su un muro, liscio, senza appigli. Restare qui per anni e intere generazioni è più che possibile.

Finché, quasi per caso, si vede la porta. Qualcuno l’ha sempre cercata. Qualcuno solo ora ne sente il bisogno. Anche se sentirne il bisogno è l’unico modo per trovarla (anche se poi, qualcuno, può aprirla anche per altri, che non la vedranno mai).

Non è luminosa, non è trionfale ma è ben protetta. È scura. Pesante. Silenziosa. Richiede impegno. Richiede coraggio. Richiede una scelta. Non promette nulla. Non garantisce niente. Ma ha una cosa che nel tunnel non esisteva: si può aprire.

Fallo, viaggiatore. Ritrova lo spazio, l’aria, le possibilità. Ma non sentirti alla fine del viaggio perché da oggi sei un costruttore e questo è solo un nuovo inizio.

Informazioni utili per i signori viaggiatori: questo viaggio non è facoltativo nella storia, ma lo è nella consapevolezza. Chi lo attraversa senza guardare, difficilmente riconosce l’uscita (paradossalmente potrebbe trovarsi perfino bene, tanto da volerci restare).

Chi ha attraversato la porta ha una responsabilità: non dimenticare il tunnel. Chi si è trovato al di là della porta ha una responsabilità: ricordare chi l’ha aperta.

 

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Gianni Micheli
Gianni Michelihttp://www.giannimicheli.it
Gianni Micheli Giornalista, scrittore, regista, attore, musicista e collezionista di storie. Sulla carta, sul web, in teatro e a scuola, ha una particolare predilezione per la scrittura creativa, la drammaturgia dedicata all’infanzia, la multiculturalità e per il teatro civile. Dal 2012 è uno degli autori della Staffetta di Scrittura Creativa organizzata da BiMed (Biennale della Scienze e delle Arti del Mediterraneo). Nel 2020 è uscito Testone il piccione, Vertigo Edizioni. Nel 2021 con Lezioni d’amore e di chitarra, Edizioni Helicon. Ha collaborato, tra gli altri, con Stefano Massini, Ottavia Piccolo, Amanda Sandrelli, Dario Brunori, Margherita Vicario, Moni Ovadia, Marisa Fabbri. È apparso sulla Rai e La7. Parte dello staff di Officine della Cultura è responsabile dell’ufficio stampa di alcuni importanti festival nazionali. È tra i fondatori dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. www.giannimicheli.it - www.giannimicheli.eu
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