AREZZO – Ogni mattina stesso copione: lei usciva di casa per andare a scuola o all’università, lui compariva puntuale come un regionale in ritardo ma molto più inquietante. Alla fine, dopo mesi di pedinamenti, appostamenti e viaggi non richiesti fino ai binari della stazione, la Polizia di Stato ha arrestato un quarantenne di origine indiana con l’accusa di atti persecutori.
Secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile di Arezzo, la vicenda andava avanti addirittura dal marzo 2025. L’uomo avrebbe trasformato la vita di una ventenne aretina in una specie di thriller quotidiano: appostamenti sotto casa, inseguimenti a distanza ravvicinata, sguardi fissi e presenza costante lungo il tragitto verso la stazione.
Una situazione che aveva ormai costretto la ragazza a cambiare abitudini, muoversi accompagnata dai familiari e vivere praticamente col telefono in mano per chiedere aiuto.
Neppure l’ammonimento del Questore era bastato a fermarlo. Anzi. Con l’inizio dell’università, lo scenario si sarebbe semplicemente spostato: dalla porta di casa direttamente ai binari ferroviari. L’uomo si presentava all’ingresso della stazione, la seguiva fino al treno e in alcune occasioni saliva persino sullo stesso vagone. Una presenza diventata talmente insistente da richiedere più volte l’intervento della Polfer.
Poi il ritorno ad Arezzo dopo un periodo di assenza e la ripresa immediata dei pedinamenti. Come se qualcuno avesse rimesso play a una storia che la vittima sperava fosse finalmente finita.
A quel punto la giovane ha presentato denuncia e la Squadra Mobile ha organizzato un servizio di osservazione. Martedì 12 maggio gli agenti hanno documentato l’ennesimo inseguimento dalla casa della ragazza fino alla stazione, con immagini registrate dalle telecamere cittadine e ferroviarie.
Per il quarantenne sono così scattate le manette in flagranza per stalking. Dopo gli atti di rito in Questura, l’uomo è stato portato nel carcere di Arezzo. Il giudice ha poi convalidato l’arresto confermando la custodia cautelare.
Una vicenda che fa impressione anche per la sua ossessiva “normalità”: stessi orari, stessi percorsi, stessi pedinamenti. Quasi una routine. Solo che al posto del pendolare c’era uno stalker.


