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📄 FONTE comunicato stampa PD Arezzo
AREZZO – Ad Arezzo ormai non si progettano impianti sportivi: si girano trailer motivazionali. L’ultimo colossal urbanistico è “Arezzo Sport Hub”, presentato dal candidato Comanducci con video, rendering e musica da finale olimpica. Mancavano solo Spielberg e la voce narrante: “In un mondo dove i campi sintetici non esistono…”
Peccato che, guardando bene l’area scelta, più che una cittadella dello sport sembri il classico caso di “ci starebbe bene tutto, se avessimo altri tre chilometri quadrati”.
Nel video scorrono campi, strutture, spazi aggregativi e sogni adolescenziali. Nella realtà, secondo i critici del progetto, lì dentro ci starebbe forse un campo da calcio e un distributore di Gatorade, ma solo parcheggiando in doppia fila.
A demolire l’entusiasmo ci hanno pensato Giovanni Donati e Alessandro Caneschi del PD, che hanno ricordato come affidare un’opera simile all’attuale macchina amministrativa significhi probabilmente consegnarla direttamente agli archeologi del futuro.
Nel mirino soprattutto l’assessore Scapecchi, ormai diventato per l’opposizione una specie di patrono dei rendering incompiuti. D’altronde il curriculum parla chiaro: dal tentativo di “privatizzare” Villa Severi alla pista da motocross pensata praticamente in modalità acquapark idraulico.
Secondo i dem, lo “Sport Hub” rischia quindi di seguire il classico iter aretino:
- video emozionale;
- conferenza stampa;
- rendering con bambini felici;
- silenzio cosmico fino al 2047.
L’idea che circola è che il progetto sia stato pensato non tanto per i ragazzi di oggi, quanto per quelli che nel frattempo saranno diventati nonni con abbonamento ATAF senior.
Nel frattempo, ricordano gli avversari politici, a tenere in piedi lo sport cittadino continuano a essere società dilettantistiche, volontari e genitori che fanno più trasferte loro di una rock band anni ’90.
E così, mentre nei video scorrono mega hub futuristici degni di Dubai, ad Arezzo la richiesta resta sorprendentemente terrestre: campi sintetici veri, palestre funzionanti, impianti sistemati e sport accessibile ai bambini senza dover accendere un mutuo.
Perché va bene sognare in grande. Ma magari, prima di costruire la Silicon Valley dello sport, qualcuno vorrebbe almeno vedere finito uno spogliatoio.



grandi progettoni dagli stessi che non son riusciti nemmeno a pulire le caditoie.
ma si tratta della stessa persona che lasciava la politica per dedicarsi alle attività professionali e guarda caso ritrova il tempo in vista delle elezioni?