Mentre in mezza Italia si vota per scegliere sindaci, programmi e slogan destinati a essere dimenticati entro Ferragosto, in Toscana l’attenzione è tutta su alcune città simbolo. Tra queste spicca Arezzo, dove dopo dieci anni di amministrazione Ghinelli si cerca il successore senza che nessuno abbia ancora trovato il telecomando per cambiare canale.
Ad Arezzo il centrodestra si presenta con cinque liste a sostegno di Marcello Comanducci, imprenditore del turismo ed ex assessore della giunta uscente. Una candidatura che punta sulla continuità: in pratica il messaggio è “si cambia tutto affinché resti parcheggiato tutto dov’era”.
Dall’altra parte il centrosinistra schiera Vincenzo Ceccarelli, veterano della politica locale con più incarichi alle spalle di quanti timbri abbia un passaporto diplomatico. Per il Pd la città rappresenta la possibilità di una rivincita attesa da talmente tanto tempo che qualcuno ha iniziato a confonderla con una tradizione folkloristica.
A Pistoia il centrodestra prova a lasciare in eredità il regno di Alessandro Tomasi alla ex vicesindaca Annamaria Celesti, mentre il centrosinistra punta su Giovanni Capecchi, fresco vincitore delle primarie. Una sfida che promette emozioni forti, soprattutto per chi riesce a distinguere i manifesti elettorali dai cartelli dei lavori in corso.
A Prato, invece, si torna alle urne dopo le dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti. Il centrosinistra richiama in servizio l’ex sindaco Matteo Biffoni, come quando il tecnico del computer ti dice di spegnere e riaccendere perché non sa più cosa fare. Il centrodestra risponde con Gianluca Banchelli.
Secondo gli osservatori, le partite che peseranno davvero sul bilancio politico nazionale si giocano a Venezia, Reggio Calabria, Salerno, Prato, Pistoia e soprattutto Arezzo, città ormai promossa al rango di laboratorio politico permanente. Una sorta di provetta dove i partiti testano formule, alleanze e promesse per vedere se producono consenso o solo post indignati su Facebook.
Nei 118 comuni sopra i 15mila abitanti chiamati al voto, il centrosinistra ne governa 47, il centrodestra 41 e il resto è distribuito tra civici, Cinque Stelle e amministrazioni catalogate alla voce “boh”.
Ad Arezzo, insomma, si vota per il sindaco. Ma soprattutto si vota per stabilire chi avrà il diritto di dichiarare il giorno dopo: “È un risultato storico”. Anche se storicamente lo dicono tutti. Ogni volta. Da almeno trent’anni.



Per me il problema e’ saper scegliere chi sappia governare una citta storica e vivibile. Credo che Comanducci qualche neo ce l’abbia . Primo , perche si e’ dimesso dalla giunta precedente? Le ragioni vere non sono mai state esplicitate. Quali dei candidati attuali hanno votato per la caserma dei vigili urbani in Via Filzi? Credo anche Comanducci. Se sbagli io non ti voto. Chi ha difeso le torri in Via Tiziano al posto di un parcheggio alberato utile all’ Arezzo calcio in serie B e anche al mercato caotico del Sabato e pensa che la citta sia solo cementificazione , in tempi di cambiamenti climatici, non lo voto. Non continuo, ma…….