Tra silenzio elettorale, memoria corta e vecchie battaglie mai dimenticate, il parco più discusso di Arezzo torna ancora una volta al centro della scena.
Villa Severi, la Fossa punge tutti: «Ora vi piacciono i parchi? Quando c’era da difenderli eravate muti»
Tre pattuglie per uno striscione, ma il bersaglio non sono le elezioni: nel mirino c’è la memoria corta della politica aretina
AREZZO – Più che uno striscione contro le elezioni, uno striscione contro l’amnesia.
La Fossa Arezzo 1991 è tornata a far parlare di sé con un lungo telo che, a quanto raccontato dagli stessi tifosi, non ha fatto in tempo a vedere la luce. O meglio, l’ha vista per pochi minuti. Giusto il tempo di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.
Secondo quanto pubblicato sui social dal gruppo amaranto, mentre i ragazzi stavano affiggendo lo striscione sarebbero arrivate tre pattuglie. Sono seguite telefonate con gli uffici della Digos e l’identificazione dei presenti. Risultato: striscione rimosso e messaggio affidato a Facebook.
Sul telo campeggiava una frase che non lasciava spazio a interpretazioni:
«A Villa Severi lontano dalle elezioni tutti in silenzio per fregare gli elettori. Oggi prima delle votazioni per ogni parco mille discussioni… Fate tutti schifo! Arezzo libera di giocare».
Parole dure. Ma il punto, secondo la Fossa, non è il verde pubblico, le aiuole o la gara a chi ama di più gli alberi.
Il riferimento è a Villa Severi e a quella battaglia che negli anni ha visto cittadini, comitati e gruppi della tifoseria opporsi a progetti che avrebbero potuto trasformare o affidare a soggetti privati alcuni spazi storicamente vissuti come patrimonio comune della città. In particolare il campo sportivo del parco, considerato da molti un bene pubblico da mantenere libero, gratuito e accessibile a tutti.
Una mobilitazione che, ricordano gli ultras, non nacque certo sotto elezioni.
Ed è qui che affonda la stoccata.
La Fossa accusa infatti l’intera classe politica aretina – senza distinguere colori, simboli o schieramenti – di essersi ricordata degli spazi pubblici soltanto quando sono arrivati manifesti, candidati e comizi. Mentre negli anni delle contestazioni, sostengono, il grosso della battaglia sarebbe stato portato avanti soprattutto dai cittadini.
Insomma, il messaggio è semplice: quando Villa Severi era davvero al centro dello scontro, in pochi si facevano vedere. Oggi invece ogni panchina diventa un programma elettorale e ogni giardino una conferenza stampa.
Che lo striscione fosse compatibile o meno con il silenzio elettorale non spetta certo a noi stabilirlo. Quello che resta è l’ennesimo capitolo di una vicenda che ad Arezzo continua a dividere e a far discutere.
Perché alla fine, tra programmi, promesse e slogan, c’è una verità che nessuno riesce a smentire: basta pronunciare due parole – Villa Severi – e in città riparte immediatamente la partita.
Con una differenza.
Il campo, almeno per ora, è rimasto pubblico.
Lo striscione no.


