AREZZO – Ottant’anni e non sentirli. O forse sì. Il 2 giugno 1946 gli italiani andarono alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica. Quasi il 90% degli aventi diritto votò, le donne per la prima volta nella storia nazionale. Vinse la Repubblica e da lì partì il viaggio che avrebbe portato alla Costituzione.
Ottant’anni dopo, il rischio è che molti ricordino la ricorrenza soprattutto perché il calendario regala un giorno festivo. D’altronde siamo un Paese capace di discutere per mesi di rigori, influencer e reality show, salvo riscoprirsi improvvisamente costituzionalisti tra una cerimonia ufficiale e un selfie con il tricolore.
Per celebrare l’anniversario speciale, Arezzo mette in campo un programma più ricco del solito. Si parte domenica 31 maggio alle 16 nel chiostro di Palazzo Comunale con l’inaugurazione della mostra documentale “Dalla Liberazione alla Repubblica: nascita della Costituzione Italiana”, organizzata da Prefettura e Comune e curata da Tiziana Nocentini. Un viaggio tra documenti e immagini che raccontano come siamo arrivati alla Repubblica e alla Carta costituzionale. L’ingresso sarà gratuito fino al 7 giugno.
Sempre domenica, alle 17, il Teatro Petrarca ospiterà il Concerto per la Festa della Repubblica con l’Orchestra da Camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Sul palco il direttore Johann Sebastian Guzman e il violinista Giovanni Andrea Zanon con musiche di Mozart. Un’occasione per ricordare che la cultura, quando vuole, sa ancora fare rumore senza bisogno di una polemica su Facebook.
Il cuore delle celebrazioni resta però martedì 2 giugno. Alle 9.45 il tradizionale appuntamento al Sacrario dei Caduti con alzabandiera e deposizione della corona d’alloro. Poi tutti al Prato, dove sulle note dell’Inno di Mameli i Vigili del Fuoco dispiegheranno il tricolore, il Prefetto leggerà il messaggio del Presidente della Repubblica e verranno consegnate le onorificenze al Merito della Repubblica Italiana.
Non mancherà nemmeno un momento di riflessione affidato all’attore Andrea Biagiotti, voce dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, che interpreterà alcune testimonianze storiche.
Per consentire lo svolgimento della cerimonia scatteranno i consueti divieti di sosta e alcune limitazioni al traffico. Una piccola seccatura che, almeno per una mattina, ricorderà agli aretini che la Repubblica non è soltanto una parola da tirare fuori nelle feste comandate.
Perché la vera domanda, ottant’anni dopo, resta sempre la stessa: la Repubblica la celebriamo o la pratichiamo? La risposta, come spesso accade, non sta nelle corone d’alloro ma nella vita quotidiana. E lì, purtroppo, non basta un alzabandiera.


