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📄 FONTE comunicato stampa congiunto: Panathlon Club Arezzo e CONI
AREZZO – Dove finisca lo sport e dove inizi l’urologia applicata al patrimonio culturale è una domanda che da domenica mattina tormenta gli addetti ai lavori. Durante la tradizionale Scalata al Castello, infatti, alcuni podisti avrebbero deciso di celebrare la fatica agonistica trasformando le vetrate del Museo Archeologico in una sorta di pisciatoio panoramico con vista Mecenate.
L’episodio ha suscitato la reazione indignata di Panathlon Club Arezzo e CONI Arezzo, che hanno ricordato come tra i valori dello sport figurino il rispetto, il fair play e, da qualche anno, anche la capacità di distinguere un museo da un bagno chimico.
«La cultura sportiva è ancora lontana dall’essere pienamente assimilata», hanno spiegato i rappresentanti delle due istituzioni. Una valutazione condivisa anche da alcuni archeologi presenti sul posto, secondo cui i reperti rinvenuti nell’area testimoniano che perfino gli Etruschi, pur con mezzi limitati, avevano sviluppato una gestione più evoluta delle necessità fisiologiche.
Secondo le ricostruzioni, i bagni chimici predisposti dall’organizzazione erano perfettamente funzionanti, ma alcuni partecipanti avrebbero preferito affidarsi all’antica disciplina della minzione creativa in contesto monumentale, forse convinti che “Scalata al Castello” prevedesse una prova speciale dedicata alla marcatura territoriale.
Il CONI ha ricordato il progetto educativo “Io ti rispetto”, rivolto agli studenti delle scuole superiori. Alla luce dei fatti, non si esclude l’apertura di un nuovo ciclo formativo destinato agli over 40 dal titolo “Il vaso, questo sconosciuto”.
Gli organizzatori della manifestazione temono adesso che l’episodio possa oscurare il successo della gara. Intanto il Museo Archeologico starebbe valutando l’installazione di nuovi cartelli informativi: “Ingresso”, “Biglietteria” e “Non è un bagno, davvero”.
Per il prossimo anno, tra le ipotesi al vaglio, anche l’introduzione di una classifica separata per chi riuscirà a completare il percorso senza lasciare tracce del proprio passaggio sulle infrastrutture culturali cittadine.


