Le fotografie sono state scattate in pieno giorno e raccontano una situazione piuttosto chiara: nei parcheggi di Cadorna e Rossellino gli spazi liberi non mancano. Mancano, semmai, le automobili. Una rarità cittadina quasi meritevole di tutela paesaggistica, visto che ad Arezzo si continua spesso a raccontare di non trovare posto neppure invocando Sant’Automobilista da Porta Crucifera.
Al Rossellino l’asfalto è nuovo, la segnaletica è fresca, le frecce indicano la strada e gli stalli aspettano pazientemente qualcuno che si degni di occuparli. Ci sono posti ordinari, posti riservati alle persone con disabilità e persino spazi destinati alla ricarica elettrica. Insomma, manca soltanto il maggiordomo che apra lo sportello e dica: “Ben arrivato, commendatore”.
Eppure, guardando le immagini, molti posti restano desolatamente liberi. Forse il problema è che il parcheggio non può essere portato fino al bancone del bar. L’automobilista aretino, creatura delicata e abitudinaria, considera infatti “lontano” qualsiasi stallo dal quale non sia possibile leggere il menù del ristorante restando seduti al volante.
A Cadorna la situazione non appare molto diversa. Il nuovo edificio domina una piazza ampia, con accessi, rampe, percorsi pedonali e un’area che sembra quasi pronta a ospitare una convention internazionale sul tema: “Dove sono finiti tutti?”
Le immagini mostrano ambulanze, qualche automobile e parecchio spazio libero. Il tutto in una zona centrale, vicina all’ospedale San Donato, al centro storico e a diversi servizi. Ma evidentemente la distanza psicologica tra il parcheggio regolare e la doppia fila resta ancora immensa. Una specie di oceano Atlantico, però con le quattro frecce accese.
Naturalmente una galleria fotografica descrive un momento preciso e non può raccontare da sola l’andamento di un’intera giornata. Negli orari di punta la situazione può cambiare. Tuttavia, davanti a tanti stalli disponibili, almeno una domanda sorge spontanea: ad Arezzo mancano davvero i parcheggi oppure mancano quelli esattamente dove ciascuno vorrebbe mettere la macchina?
Perché il parcheggio ideale, secondo una consolidata tradizione locale, dovrebbe essere gratuito, libero, coperto, sorvegliato, abbastanza largo per un suv, distante sette centimetri dalla destinazione e magari prenotabile lasciando un asciugamano sul cofano.
Cadorna e Rossellino, intanto, restano lì. Pronti, asfaltati e con una disponibilità che molte città si sognano. Ma per convincere tutti a usarli potrebbe servire l’ultima grande opera pubblica: il tapis roulant dallo stallo al tavolino dell’aperitivo.


































