Una fotografia dell’aula semivuota, una maggioranza accusata di essere già in modalità ombrellone e una replica affidata all’orologio. È scoppiata così la polemica sull’ultima seduta del Consiglio comunale di Arezzo, perché in città ormai non basta esserci: bisogna anche stabilire a che ora uno è arrivato, quando è uscito e soprattutto chi aveva in mano il telefonino.
Vincenzo Ceccarelli, consigliere comunale di minoranza del Partito Democratico, ha pubblicato su Facebook una foto dei banchi vuoti accompagnandola con un messaggio piuttosto diretto:
«Maggioranza in fuga estiva. Non c’è voglia di discutere degli atti di indirizzo proposti dalla minoranza. Niente numero legale… meglio sfuggire al confronto».
Secondo la ricostruzione proposta da Ceccarelli, dunque, la seduta sarebbe rimasta senza il numero legale proprio nel momento in cui il Consiglio avrebbe dovuto affrontare gli atti presentati dalla minoranza. Una fuga politica anticipata, quasi un esodo intelligente prima ancora del controesodo d’agosto.
Dalla maggioranza, però, arriva una versione decisamente diversa. Un messaggio giunto alla nostra redazione sostiene che i consiglieri fossero in aula dalle 8 del mattino e che i lavori si fossero protratti fino alle 17.30.
«Lui è arrivato a mezzogiorno passato con calma e poi ha fatto la foto per dire che eravamo noi a non esserci», si legge nella segnalazione. Una successiva precisazione indica le 13.15 come orario di arrivo di Ceccarelli e invita a verificare tutto attraverso la registrazione della diretta streaming del Consiglio comunale.
Due narrazioni, insomma. Da una parte la minoranza che denuncia la maggioranza scomparsa al momento del confronto. Dall’altra la maggioranza che risponde: «Scomparsi sì, ma dopo nove ore di Consiglio, mentre il fotografo era arrivato dopo pranzo».
La questione politica resta comunque sul tavolo: al momento della discussione degli atti della minoranza il numero legale c’era oppure no? E, nel caso fosse mancato, si è trattato di una scelta politica, di una seduta ormai esaurita o del normale cedimento strutturale dell’essere umano dopo una giornata trascorsa in Consiglio comunale?
Sotto il post di Ceccarelli, intanto, è partito il prevedibile Consiglio comunale parallelo di Facebook, quello che non ha bisogno di numero legale perché tanto parlano tutti.
C’è chi sostiene che la fotografia sia stata scattata troppo presto e ricorda che alle 14.45 sarebbero entrati diversi consiglieri, nonostante i 37 gradi. Chi osserva che la stampa ha raccontato di delibere approvate e dell’aumento della Tari, domandandosi ironicamente se a votarle siano stati «i fantasmi». E chi liquida tutto con un semplice e balneare «Tutti al mare!».
Non mancano le critiche rivolte direttamente al consigliere del Pd. Un commentatore lo invita a parlare di questioni concrete invece di pubblicare post che, a suo giudizio, produrrebbero più antipatia che consenso. Un’altra cittadina coglie l’occasione per chiedere interventi sulla strada provinciale di Case Nuove di Ceciliano, dove, racconta, le vibrazioni sarebbero tali da far cadere i bicchieri dai pensili.
Perché la politica aretina funziona così: si parte dal numero legale, si passa dalla Tari e nel giro di quattro commenti si arriva inevitabilmente alle buche nell’asfalto. Una forma avanzata di democrazia territoriale, con meno regolamento e più ammortizzatori da cambiare.
Altri utenti accusano apertamente Ceccarelli di aver diffuso una ricostruzione falsa, mentre qualcuno prova a chiudere la disputa con un più pacifico «buone vacanze a tutti». Tentativo generoso, ma probabilmente destinato a fallire: ad Arezzo la pausa estiva può fermare il Consiglio, non certo i commenti su Facebook.
Al di là delle battute, una verifica della registrazione integrale della seduta potrebbe chiarire con precisione gli orari di ingresso, l’andamento dei lavori e il momento in cui è venuto meno il numero legale. Sarebbe il modo più semplice per capire se si sia trattato davvero di una fuga dal confronto o della fotografia finale di una maratona consiliare cominciata molte ore prima.
Nel frattempo, maggioranza e opposizione si contendono la proprietà politica delle sedie vuote. Le uniche che, saggiamente, non hanno ancora rilasciato dichiarazioni.


