Ad Arezzo è scoppiata una crisi diplomatica tra il Palazzo e la carta stampata, due mondi che da secoli si osservano con sospetto ma continuano ostinatamente ad avere bisogno l’uno dell’altro.
Durante l’ultima seduta del Consiglio comunale, il presidente Francesco Lucacci si è lasciato andare a una considerazione destinata a non passare inosservata: «Purtroppo i giornali spesso e volentieri danno notizie false e infondate».
Una frase pronunciata davanti ai microfoni del Consiglio, luogo tradizionalmente noto per l’assoluta precisione, la sobrietà delle dichiarazioni e la totale assenza di discorsi fatti tanto per sentire la propria voce rimbombare nell’aula.
La notizia, incredibilmente, è stata riportata dai giornali.
A quel punto è intervenuto Giampaolo Marchini, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, che ha preso carta, penna e probabilmente anche un lungo respiro prima di scrivere direttamente a Lucacci.
Marchini si è detto «stupito e amareggiato» per quella che ha definito una generalizzazione populista nei confronti dell’intera categoria. Ha poi parlato di caduta di stile, errore democratico e affermazioni inaccettabili, invitando il presidente del Consiglio comunale a ripensare e riconsiderare le proprie parole.
Francesco Romizi, consigliere comunale di Avs e iscritto all’Ordine dei giornalisti, definendo «gravi» le parole di Lucacci.
Romizi distingue tra la legittima contestazione di una notizia precisa e la generalizzazione contro un’intera categoria, particolarmente inopportuna, a suo giudizio, quando arriva dal presidente del Consiglio comunale.
Il consigliere condivide quindi la richiesta dell’Ordine dei giornalisti della Toscana e invita Lucacci a chiarire e riconsiderare le proprie affermazioni.
Comunicato Stampa Francesco Romizi
Insomma, una lettera istituzionale che, tradotta dal burocratese, suona più o meno così: “Presidente, magari la prossima volta conti fino a dieci prima di dichiarare guerra a tutte le redazioni della Toscana”.
Lucacci, va detto, non ha sostenuto che ogni giornalista menta dalla mattina alla sera. Ha utilizzato quel comodo “spesso e volentieri” che permette di accusare un’intera categoria lasciando però aperta una piccola uscita di sicurezza, nel caso qualcuno si presenti davvero a chiedere spiegazioni.
Ed è proprio quello che è successo.
L’Ordine ha ricordato che l’informazione è tutelata dall’articolo 21 della Costituzione. Un dettaglio che talvolta può sfuggire, specialmente quando si ha davanti un microfono acceso e dietro uno stemma comunale che dona improvvisamente il dono della verità assoluta.
Naturalmente i giornali sbagliano. A volte pubblicano informazioni incomplete, interpretazioni discutibili e persino titoli esagerati. Una cosa inaudita, quasi quanto un politico che pronuncia una frase avventata durante un’assemblea pubblica.
Il punto, però, è che criticare una notizia è legittimo. Contestare un articolo è sacrosanto. Chiedere una rettifica è possibile. Mettere tutti i giornalisti nello stesso sacco è invece una di quelle operazioni che sembrano semplici finché il sacco non presenta il conto.
Ora si attende la risposta del presidente Lucacci, che potrebbe chiarire, rettificare o spiegare di essere stato frainteso. È il meraviglioso ciclo della comunicazione istituzionale: prima si parla, poi si precisa ciò che si voleva dire e infine si accusa la stampa di aver riportato esattamente ciò che è stato detto.
Per evitare altre incomprensioni, dal prossimo Consiglio comunale potrebbe essere introdotto il VAR giornalistico: ogni dichiarazione controversa sarà rivista al rallentatore, trascritta da tre periti e accompagnata dalla scritta “le parole pronunciate potrebbero corrispondere alle parole pronunciate”.
Così saremo tutti più tranquilli.
Soprattutto i prestigiatori.


