Il cedro centenario di via Guadagnoli non c’è più. Dopo essere stato ridotto nei giorni scorsi a un enorme tronco spoglio, questa mattina viene definitivamente abbattuto. E mentre gli operai lavoravano tra motoseghe, piattaforme e montagne di segatura, sui social parte l’altro abbattimento: quello delle responsabilità, delle competenze e, naturalmente, della pazienza reciproca.
La vicenda ha provocato una valanga di commenti. C’è chi parla apertamente di «scempio», chi accusa una presunta «mania di tagliare gli alberi» e chi considera l’intervento il «monumento all’incompetenza» nella gestione del verde urbano.
Qualcuno ha ribattezzato il cedro «condannato a morte», altri hanno ricordato che le conifere, una volta private della chioma in modo così drastico, difficilmente possono recuperare. Non sono mancati neppure i sospetti sul destino del legname, che secondo alcuni cittadini avrebbe avuto un valore economico e rischierebbe invece di finire semplicemente cippato.
La rete, come da tradizione, ha quindi risolto in poche ore questioni di arboricoltura, amministrazione pubblica, urbanistica, cambiamento climatico e commercio internazionale del legname. Tutto senza lasciare il divano, gloriosa conquista della civiltà digitale.
La protesta del Comitato Alberi Saione
A prendere posizione è stato anche il Comitato Alberi Saione, attraverso un comunicato firmato da Simona Coradeschi.
Secondo il Comitato, la potatura sarebbe stata «ingiustificata» e avrebbe reso inevitabile il successivo abbattimento. La pianta, sostiene la nota, appariva visibilmente sana e le verifiche tecniche allegate agli atti non avrebbero indicato condizioni tali da giustificare un intervento eseguito con quelle modalità.
Il Comitato attribuisce una responsabilità sia al committente sia all’amministrazione comunale che ha autorizzato i lavori e considera il caso del cedro emblematico di una gestione del verde urbano giudicata troppo superficiale e distruttiva.
Nel documento vengono ricordati i benefici ambientali degli alberi cittadini: riduzione delle temperature, assorbimento dell’anidride carbonica, produzione di ossigeno, contenimento delle polveri, protezione della biodiversità, assorbimento delle piogge e mitigazione del rumore.
Il Comitato propone inoltre un’assemblea cittadina da organizzare in autunno, riunendo associazioni, gruppi e residenti interessati a elaborare nuove proposte per la tutela del patrimonio arboreo di Arezzo.
Gli operai: «La pianta era malata»
Siamo andati sul posto durante le operazioni di abbattimento. Gli operai presenti hanno fornito una versione diversa, sostenendo che il cedro fosse malato e che alcuni grossi rami posti nella parte alta presentassero elementi di deterioramento.
Nelle sezioni del legno appena tagliato è effettivamente visibile, in almeno uno dei grandi rami, una zona interna di colore marrone. La fotografia documenta la presenza della macchia, ma da sola non consente naturalmente di stabilire origine, estensione e gravità del problema. Per quello servono perizie, analisi e competenze tecniche, non il campionato mondiale di diagnosi da fotografia che si sdisputerà sui social.
La questione centrale rimane quindi capire se quella alterazione rappresentasse un pericolo concreto e quale fosse il livello effettivo di stabilità dell’albero.
L’altro punto di vista: la sicurezza
Tra le tante proteste è comparsa anche una posizione differente. Alcuni cittadini hanno ricordato che alberi e rami di grandi dimensioni possono provocare danni gravi quando cadono, soprattutto in aree molto frequentate.
È il punto meno romantico della vicenda, ma non può essere cancellato. Un albero centenario è patrimonio ambientale e paesaggistico, però può diventare anche un rischio se presenta problemi strutturali seri.
E qui arriva la domanda scomoda, quella che rovina sempre le discussioni perfettamente divise tra buoni e cattivi: cosa sarebbe accaduto se uno dei grossi rami fosse precipitato, oggi, domani o magari tra alcuni anni, colpendo una persona?
Probabilmente parleremmo di controlli insufficienti, manutenzione mancata e responsabilità ignorate. Gli stessi che oggi accusano il Comune di avere tagliato troppo potrebbero domandare perché nessuno fosse intervenuto prima. Gli esseri umani, del resto, sono specialisti nel pretendere contemporaneamente alberi eterni, strade perfette, rischio zero e nessun intervento invasivo.
Il problema non è solo tagliare oppure non tagliare
La vera questione non può ridursi alla scelta fra «abbattere tutto» e «non toccare mai niente».
Servirebbe conoscere in modo trasparente la valutazione tecnica completa: quali controlli siano stati effettuati, quali difetti siano stati rilevati, quale rischio fosse stato attribuito alla pianta, se esistessero interventi alternativi e per quale motivo si sia arrivati prima alla drastica riduzione della chioma e poi all’abbattimento definitivo.
Perché un albero così grande e così riconoscibile non è un semplice elemento d’arredo. Fa parte del paesaggio quotidiano, della memoria del quartiere e dell’equilibrio ambientale della zona. Abbatterlo può essere necessario, ma dovrebbe essere sempre l’ultima soluzione, motivata chiaramente e accompagnata da un progetto di sostituzione adeguato.
Il cedro di via Guadagnoli ormai è diventato legna. Rimangono le fotografie e una città divisa tra chi vede l’ennesimo sacrificio del verde e chi teme che la sicurezza venga ricordata soltanto dopo gli incidenti.
Ora sarebbe utile che l’amministrazione rendesse pubbliche tutte le valutazioni tecniche e chiarisse anche cosa verrà piantato al suo posto. Perché l’albero non può più essere salvato, ma almeno si potrebbe evitare di seppellire sotto la segatura anche la trasparenza.




