La crisi interna di Confcommercio Toscana adesso ha anche cifre, compensi e buonuscite. E sono numeri capaci di far cadere il registratore di cassa dalle mani di parecchi commercianti.
Secondo quanto pubblicato oggi, sabato 8 agosto, dal Tirreno, Franco Marinoni lascerà l’incarico di direttore generale regionale entro il prossimo 15 settembre, dopo la sfiducia maturata all’interno dell’organizzazione. L’uscita sarebbe accompagnata da un accordo da 240mila euro.
Una separazione consensuale, insomma. Molto consensuale. Soprattutto per chi deve ricevere il consenso sotto forma di bonifico.
Oltre 25mila euro netti al mese
Il quotidiano riferisce che Marinoni percepirebbe complessivamente oltre 25mila euro netti al mese, mettendo insieme la pensione da dirigente, il compenso come direttore generale di Confcommercio Toscana, quello da direttore della federazione interprovinciale Firenze-Arezzo e circa 4mila euro di rimborsi spese.
Per il piccolo commerciante che apre la bottega alle sette, chiude alle otto di sera e nel mezzo combatte con bollette, affitti, tasse, grande distribuzione e acquisti online, la notizia potrebbe risultare leggermente indigesta.
Ma è solo perché non ha ancora compreso fino in fondo le straordinarie opportunità offerte dal commercio. Probabilmente ha sbagliato lato del bancone.
Spunta anche l’orologio
Come se i numeri non fossero già sufficientemente puntuali, nell’articolo compare anche un orologio.
Il Tirreno parla infatti di un cronografo commissionato per celebrare un anniversario professionale di Marinoni, il cui costo avrebbe superato i 10mila euro.
D’altra parte, dopo tredici anni alla guida regionale, qualcuno doveva pur ricordargli che ora fosse. Evidentemente serviva uno strumento di precisione, perché con l’orologio del telefonino si rischiava di arrivare tardi alla buonuscita.
La domanda, tuttavia, viene spontanea: chi ha deliberato l’acquisto? Con quali risorse è stato pagato? E soprattutto, l’orologio segnava anche l’ora della sfiducia oppure quella funzione era venduta separatamente?
Fuori dalla Toscana, dentro Firenze-Arezzo
Il passaggio più interessante per il nostro territorio arriva alla fine.
Mentre Marinoni si prepara a lasciare la direzione regionale, resterebbe infatti saldo al vertice della federazione Confcommercio Firenze-Arezzo insieme al presidente Aldo Cursano.
La federazione interprovinciale avrebbe confermato entrambi per un nuovo mandato dal 2026 al 2031 proprio il 31 luglio, giorno in cui il Tirreno aveva dato notizia della loro sfiducia a livello regionale.
Tempismo svizzero. E ora si capisce anche la necessità dell’orologio.
In Toscana, dunque, Marinoni viene accompagnato all’uscita. A Firenze-Arezzo, invece, viene accompagnato nuovamente alla scrivania. La sfiducia regionale si ferma evidentemente al confine della federazione interprovinciale: oltrepassata la frontiera, torna immediatamente la fiducia. Con tanto di rinnovo quinquennale.
Già il 31 luglio il Tirreno aveva raccontato la frattura interna a Confcommercio Toscana, dopo il no al bilancio 2025 espresso da sei associazioni territoriali su sette. L’unica rimasta fuori dal fronte contrario ai vertici era proprio Firenze-Arezzo.
Chi rappresenta i commercianti?
La questione non è stabilire quanto debba guadagnare un dirigente. Un incarico importante può prevedere una retribuzione importante, purché sia trasparente, proporzionata e approvata secondo le regole.
La domanda è un’altra: gli associati erano a conoscenza di tutte queste cifre? Chi ha approvato compensi, rimborsi, regali e accordi di uscita? E con quali risultati sono stati giustificati?
Confcommercio rappresenta migliaia di imprese che ogni giorno vengono invitate a resistere, innovare e stringere i denti. Sarebbe quindi utile spiegare loro come funzioni questo particolare modello commerciale nel quale si può essere sfiduciati in Toscana, confermati a Firenze-Arezzo e liquidati con 240mila euro nel tragitto fra una poltrona e l’altra.
Noi dell’Ortica restiamo disponibili a ospitare la replica degli interessati e di Confcommercio Firenze-Arezzo.
Possibilmente prima del 2031. Ma senza fretta: tanto, per controllare l’ora, ora siamo attrezzati.


