La scritta “fasci appesi” comparsa davanti alla sede aretina di Fratelli d’Italia deve essere condannata senza esitazioni. Su questo il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Arezzo non lascia spazio a equivoci: minacce, intimidazioni e linguaggio violento non appartengono a una democrazia civile.
Fin qui tutto semplice. Poi, come spesso accade nella politica aretina, è arrivato il momento di spegnere l’incendio con una tanica di benzina.
La coordinatrice provinciale del M5S, Cristiana Quaratini, contesta infatti le parole attribuite al presidente del Consiglio comunale di Arezzo, che avrebbe definito gli avversari politici «cretini senza cervello», «sinistri antidemocratici», aggiungendo che «a lavorare non ci vanno mai».
Insomma, la violenza verbale è stata ufficialmente respinta con fermezza, accompagnandola però alla porta a pedate e parolacce. Una nuova tecnica istituzionale: abbassare i toni urlando più forte degli altri.
«Non è una risposta istituzionale – sostiene il Movimento 5 Stelle – ma esattamente il tipo di linguaggio che contribuisce ad avvelenare il confronto politico». Secondo Quaratini, chi ricopre un incarico pubblico dovrebbe assumersi una responsabilità maggiore, evitando di trasformare ogni episodio in una guerra permanente tra destra e sinistra sui social.
Il M5S ribadisce quindi la condanna della scritta contro Fratelli d’Italia, chiedendo però coerenza anche a chi rappresenta le istituzioni: «Quando si ricopre una carica pubblica, non si rappresenta soltanto la propria parte politica. Si rappresenta l’intera città».
La democrazia, conclude la nota, non si difende insultando chi la pensa diversamente, ma rispettando anche l’avversario.
Concetto rivoluzionario, soprattutto nell’epoca in cui prima si scrive il post, poi si cerca l’insulto e soltanto alla fine, se avanza tempo, si prova a ricordare quale fosse il problema.


