Il cantiere di piazza Saione dovrebbe concludersi entro la fine di ottobre e il finanziamento dell’opera non è più a rischio. Lo ha annunciato il vicesindaco di Arezzo Gianfrancesco Gamurrini durante un sopralluogo con i tecnici, spiegando che la scadenza è stata prorogata fino alla fine del 2027.
Tradotto dal burocratese: i soldi non sono scappati, il cantiere prima o poi leverà le tende e piazza Saione potrà finalmente tornare a essere una piazza, invece di una puntata particolarmente lunga di Lavori in corso.
Ma la vera notizia è un’altra: c’è una sorpresa.
Il finanziamento è salvo, il cittadino forse
“Non perdiamo neanche un centesimo”, assicura Gamurrini nel video, nonostante i problemi incontrati da quello che definisce un «cantiere di lungaggine».
Una definizione delicata, quasi poetica, per un intervento che tra comitati, aziende poco puntuali e intoppi vari ha fatto in tempo a conoscere più stagioni di una serie televisiva.
Secondo il cronoprogramma illustrato dal vicesindaco, alla fine di ottobre dovrebbe essere riaperta tutta la viabilità. Una parte carrabile verrà realizzata allo stesso livello della piazza, con l’obiettivo di rendere la zona più vivibile anche per i pedoni.
La piazza, dunque, dovrebbe tornare accessibile. Resta da capire se tornerà pure vivibile o se, durante l’estate, sarà necessario attraversarla con borraccia, cappello sahariano e assistenza spirituale.
“Non è finita qui”: ad Arezzo parte l’allarme
Nel video Gamurrini pronuncia poi le parole che, in qualunque film, anticipano l’arrivo della musica inquietante:
“Non è finita qui”.
Concluso il cantiere ufficiale, l’amministrazione avrebbe infatti in mente di realizzare «qualcos’altro», definito dal vicesindaco «molto simpatico», che «non danneggerà nessuno» e per il quale «nessuno si arrabbierà».
Ad Arezzo.
“Nessuno si arrabbierà”.
Una previsione leggermente più azzardata dell’annuncio di un Natale senza traffico, di una Giostra senza polemiche o di una rotonda che metta tutti d’accordo.
Nico Frank lo ha fatto subito notare: “‘Nessuno si arrabbierà’ ad Arezzo la vedo ottimistica come frase”.
Ed effettivamente, sotto il post, qualcuno aveva già cominciato ad arrabbiarsi prima ancora di sapere per cosa.
Nada ha tagliato corto: “Ovviaaaa, o ditecelo subito”. Perché il mistero può anche essere affascinante, ma l’aretino vuole sapere con precisione contro cosa dovrà brontolare.
L’antico mistero degli alberi scomparsi
Tra i primi interrogativi è comparso quello di Davide:
“Ma le piazze con gli alberi non le progettano più? C’è qualche normativa che li vieta? No, chiedo perché ultimamente solo spianate di cemento e mattonelle…”.
Domanda semplice, quasi botanica: gli alberi sono ancora ammessi nei centri urbani oppure sono stati dichiarati incompatibili con le mattonelle?
Debora ha rincarato la dose: “Alberi, alberi, alberi! Erano meglio quelli del cemento!”. Poco dopo è tornata anche sulla rimozione di un albero in via Guadagnoli, ricevendo da Gamurrini la precisazione che non si trattava di una pianta comunale e che la questione andrebbe quindi rivolta ai proprietari.
La speranza generale, a questo punto, è che la sorpresa sia davvero qualcosa di verde. Magari un albero. Oppure, per non esagerare, la fotografia di un albero appesa all’edicola.
Comitati: fastidio o miglioramento?
Nel video Gamurrini ricorda che durante i lavori c’è stato «un po’ di casino», citando comitati e aziende non troppo puntuali.
Una frase che non è passata inosservata. Massimo ha replicato direttamente al vicesindaco:
“Ma quanto vi disturbano i comitati? Eppure è solo grazie a loro se questo progetto è stato migliorato”.
Massimo contesta inoltre la tendenza dell’amministrazione a indicare soprintendenza e comitati tra le cause dei rallentamenti, ricordando che la città è governata da molti anni dallo stesso schieramento politico.
Insomma, il cantiere sta finendo, ma quello delle responsabilità politiche pare avere ottenuto una proroga senza scadenza.
Se viene bene è merito dell’ingegnere
Nel filmato compare anche l’ingegnera indicata dal vicesindaco come responsabile tecnica dell’intervento.
Gamurrini propone quindi una divisione dei meriti piuttosto inconsueta per la politica:
“Se qualcosa non va, ve la prendete con me; se va tutto bene, il merito è suo”.
Un’affermazione coraggiosa, perché normalmente funziona al contrario: se qualcosa viene bene è merito dell’amministratore, mentre se viene male è colpa del tecnico, dell’impresa, del governo precedente, delle cavallette e possibilmente di un comitato.
Angelo, però, resta prudente: la presenza della tecnica lo rassicura, ma confessa di avere quasi paura di vedere il progetto terminato, temendo che alla fine possa uscire un semplice “mehhhwww”.
Non proprio una stroncatura. Più il rumore urbanistico di una pecora perplessa.
Da piazza Saione a tutta la periferia
Come spesso accade nei profili degli amministratori, il video dedicato a un cantiere si è rapidamente trasformato nello sportello unico delle segnalazioni cittadine.
C’è chi chiede sopralluoghi nelle periferie, chi la pulizia dei marciapiedi invasi dalle erbacce, chi interventi in via Guelfa e chi sollecita attenzione per la provinciale alle Case Nuove di Ceciliano, dove – scrive Patrizia – il passaggio dei mezzi farebbe tremare le abitazioni.
Bruno, invece, formula una richiesta più specifica per la futura sistemazione della piazza: niente banchi, per evitare il consueto «agglomerato extraterrestre con birre e semi di zucca».
Una categoria sociale non ancora inserita nei documenti urbanistici, ma evidentemente molto conosciuta nel quartiere.
La piazza ritornerà a vivere?
Gamurrini conclude il video esprimendo l’auspicio che piazza Saione torni a vivere come desiderato dall’amministrazione.
Il cantiere dovrebbe chiudersi, la viabilità dovrebbe riaprire, il finanziamento è stato messo al sicuro e una misteriosa novità dovrebbe arrivare subito dopo. Mancano soltanto gli ultimi dettagli: capire che cosa sia, quanto costi, dove venga collocata e soprattutto perché nessuno dovrebbe arrabbiarsi.
Per ora resta la promessa di qualcosa di «molto simpatico».
Potrebbe essere un albero, una panchina, una fontana o il primo intervento pubblico al mondo approvato all’unanimità dagli aretini.
Se fosse quest’ultimo, altro che piazza Saione: va immediatamente candidato al patrimonio mondiale dell’umanità.


