🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Son matti davvero!
Giocare in Sardegna alle 18.30 alla vigilia di Ferragosto, con temperature che rischiano di far cuocere anche i seggiolini dello stadio, è roba da gente che guarda più i quadrini delle televisioni che il termometro.
D’inverno avrebbe avuto un senso. Ma ad agosto, a quella latitudine e con il caldo che picchia, servirebbero le borracce attaccate direttamente alla vena. Poi ci raccontano che a sessant’anni non muore più nessuno: sarà anche vero, ma intanto fanno lessare i calciatori prima dei trenta.
Una volta il premio partita era una bistecca. Oggi ti regalano una trasferta in Sardegna dentro un forno ventilato. Tanto valeva restare nella valle del Cerfone, mangiare un bel piatto di ravioli e giocarsela dopo cena, quando anche il pallone smette di sudare.
Che calcio è diventato…
Il Calice comincia a girare
In mezzo a queste moderne genialate di calendario, l’Arezzo di mister Bucchi continua a lavorare per rendere più veloce la propria manovra.
Il gioco a Calice funziona proprio così: si lascia decantare l’avversario, poi basta un passaggio rapido e improvviso per mandare in porta uno degli esterni o costruire un’occasione da gol. Quando la squadra accelera senza portare il pallone a fare il giro turistico della provincia, si vede subito la differenza.
Gli esterni rappresentano una delle armi migliori a disposizione di Bucchi. I cross di Righetti cominciano già ad avere profumo di pericolo, mentre Arena ha dimostrato di saper attaccare lo spazio quando viene servito con i tempi giusti.
E qui bisogna parlare di “Robertino” Cerri
Il soprannome viene spontaneo per la struttura fisica, che ricorda quella di un altro numero nove, naturalmente di tutt’altro spessore. Ma questo Cerri appare mobile, sa proteggere il pallone e soprattutto dimostra prontezza nella lettura del gioco.
Nel primo gol è stato lui a lanciare Arena con rapidità e precisione, confermando di poter essere utile anche lontano dall’area di rigore. Da un centravanti, però, ci aspettiamo inevitabilmente anche i gol.
Arriveranno. E quando arriveranno, il Calice sarà riempito fino all’orlo.
Qualche sbavatura, ma la strada è quella giusta
Nel complesso si è vista una buona prova, accompagnata da alcune imperfezioni ancora comprensibili in questa fase della stagione. La squadra sembra già ben disposta nel contenimento e capace di mantenere le distanze tra i reparti.
Serve ancora maggiore velocità nella circolazione del pallone. Quando l’Arezzo gioca in orizzontale per troppo tempo, il Calice diventa una zuppiera. Quando invece trova la verticalizzazione improvvisa, gli esterni possono mettere in difficoltà qualsiasi difesa.
Anche quella del Cagliari
Andare in Sardegna soltanto per partecipare non avrebbe senso. Il divario di categoria esiste, ma la Coppa Italia vive proprio di partite in cui la favorita pensa di amministrare e l’altra, con una ripartenza fatta bene, le rovescia il tavolino dell’aperitivo.
L’Arezzo deve andarci per vincere. Con rispetto, organizzazione e senza dimenticare il coraggio nello spogliatoio dell’aeroporto.
Bentornato Iaccarino
Intanto la società ha ufficializzato il ritorno di Gennaro Iaccarino, acquisito a titolo definitivo dal Napoli. Il centrocampista classe 2003 ha firmato con il club amaranto fino al 30 giugno 2029.
Cresciuto nel settore giovanile partenopeo, Iaccarino porta visione di gioco, dinamismo e qualità tecnica. Nella scorsa stagione ad Arezzo ha collezionato 25 presenze e un gol, guadagnandosi la conferma e soprattutto un investimento importante da parte della società.
Non è dunque un acquisto al buio, ma un giocatore già conosciuto dall’ambiente e pronto a proseguire il proprio percorso in amaranto. In una squadra che deve accelerare la manovra, uno capace di vedere il passaggio prima degli altri serve come il ghiaccio nel Calice.
Ora sotto con il Cagliari. Alle 18.30, alla vigilia di Ferragosto, con il sole che picchia e le televisioni che contano.
Noi, invece, conteremo le occasioni. E possibilmente anche i gol amaranto.


