🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Habemus Papam. O, meglio ancora, habemus Pietro.
Dalla conferenza stampa di mister Bucchi è arrivata, con qualche ora d’anticipo, la risposta alla domanda che ad Arezzo rimbalzava dal bar alla tribuna: chi farà il centravanti sabato 22 agosto, alle 21, contro l’Avellino?
Salvo sorprese dell’ultima benedizione tattica, toccherà a Pietro Cianci.
Con Cerri indisponibile, la scelta sembra quasi obbligata soltanto sulla carta. In realtà è anche il giusto premio per un giocatore che la maglia amaranto non l’ha indossata come una canottiera della salute, ma come un impegno preso davanti alla squadra e alla città.
Cianci arriva al battesimo in Serie B a trent’anni, dopo aver seminato gol, gomitate sportive e sudore sui campi della Serie C. La cadetteria non gliel’ha regalata nessuno e nemmeno gli è piovuta addosso per grazia ricevuta: se l’è guadagnata lavorando e comportandosi da professionista vero.
È lo stesso Pietro che, nei panni ormai celebri del “Cavallinhio”, tirava la fila dei compagni a Rigutino dopo la fine del campionato. Un’immagine quasi da capobranco amaranto: davanti lui, dietro gli altri e guai a mollare il passo.
Adesso, però, non ci sono più soltanto gli allenamenti e le fotografie della festa. C’è il Partenio-Lombardi, c’è l’Avellino e c’è la Serie B, quella vera. Una categoria che Cianci incontra per la prima volta proprio con l’Arezzo, società alla quale ha dimostrato attaccamento, carattere e una disponibilità tutt’altro che scontata nel calcio moderno, dove spesso si bacia la maglia con una mano e con l’altra si chiama il procuratore.
Il dilemma di Bucchi si sposta allora a centrocampo. La scelta del “player” dipenderà molto dall’atteggiamento con cui l’Arezzo vorrà iniziare la partita: Viviani se serviranno maggiore contenimento ed esperienza, Iaccarino se l’obiettivo sarà costruire con più coraggio e qualità.
Gilli è recuperato, mentre Pattarello dovrebbe iniziare dalla panchina. Una panchina che, conoscendolo, rischia comunque di stargli stretta già dopo il primo quarto d’ora.
L’Arezzo arriva alla sfida senza l’intenzione di recitare la parte della neopromossa educata, quella che entra in casa degli altri, si pulisce le scarpe sullo zerbino e chiede permesso prima di superare la metà campo.
L’Arezzo arriva alla sfida senza l’intenzione di recitare la parte della neopromossa educata, quella che entra in casa degli altri, si pulisce le scarpe sullo zerbino e chiede permesso prima di superare la metà campo.
A spingere gli amaranto c’è anche l’entusiasmo di una città che ha risposto presente: sono 5.007 gli abbonamenti sottoscritti. Un numero che racconta meglio di tanti discorsi la voglia di Serie B degli aretini. Cinquemilasette firme sotto un unico contratto: soffrire insieme, brontolare parecchio e crederci fino all’ultimo pallone.
Bucchi è stato chiaro: elmetto in testa, battaglia ogni settimana e nessuna voglia di fare la vittima sacrificale.
I precedenti, per una volta, non consigliano di toccare ferro. Nelle sei sfide disputate in Serie B tra le due squadre non si è mai pareggiato: quattro vittorie amaranto e due biancoverdi. L’ultima visita al Partenio, il 18 marzo 2006, terminò 2-0 per l’Arezzo.
Vent’anni dopo si torna laggiù. Con un campionato diverso, una squadra diversa e Pietro Cianci davanti, pronto a celebrare la sua prima messa in Serie B.
Il salmo scelto da Bucchi è breve e non prevede interpretazioni teologiche:
“Giochiamo per vincere”.
E allora amen. Ma soprattutto, forza Arezzo.


