La 150ª Giostra del Saracino andrà in scena nello stesso pomeriggio di Verona-Arezzo, terza giornata del campionato di Serie B.
Per gli aretini sarà una domenica particolare, anche se non è la prima volta che calcio e Giostra si trovano a contendersi contemporaneamente attenzioni, passioni e coronarie.
L’entusiasmo per il ritorno dell’Arezzo in Serie B è ancora fortissimo. Il record di abbonamenti lo dimostra e le prime due giornate hanno lasciato sensazioni positive: contro squadre costruite per stare nelle zone alte della classifica, gli amaranto hanno mostrato gioco, personalità e voglia di restare nella categoria da protagonisti.
E allora la domanda è inevitabile: come si gestiscono due passioni nello stesso momento?
Da una parte la squadra della città. Dall’altra il Quartiere.
Il problema, più che sentimentale, rischia di diventare logistico.
Il calcio d’inizio al Bentegodi è fissato alle 17.15. Poco dopo Piazza Grande entrerà nel vivo con la Giostra.
Ci sarà quindi una prima fase nella quale il telefono diventerà probabilmente il quinto Quartiere della città.
Chi sarà in tribuna proverà a seguire la partita sul proprio smartphone. Chi non avrà l’abbonamento alla Serie B finirà inevitabilmente per sbirciare quello del vicino.
Una specie di moviola umana, però in costume medievale.
A risentirne potrebbe essere soprattutto la parte più coreografica della manifestazione: l’esibizione degli Sbandieratori, l’ingresso dei figuranti e degli armati, il cerimoniale che precede le carriere.
Per qualche minuto sarà possibile vedere scene difficili da spiegare fuori da Arezzo: un occhio alla lizza, uno al cellulare e possibilmente un terzo al tabellone.
Poi arriverà la prima carriera.
Ed è facile immaginare che, da quel momento, la Giostra riprenderà il comando.
L’atmosfera di Piazza Grande, il silenzio prima della partenza, il rumore degli zoccoli e l’attesa per il punteggio del proprio Quartiere sono ancora capaci di far sparire tutto il resto.
Perfino una partita di Serie B.
I telefoni torneranno nelle tasche.
Almeno fino a quando un cinque, un quattro o qualche disgrazia geometrica sul tabellone non eliminerà qualcuno dalla corsa alla Lancia d’Oro.
A quel punto, per i quartieri meno fortunati, il Bentegodi potrebbe improvvisamente tornare molto interessante.
Per chi invece vedrà vincere i propri colori resterà una sola soluzione.
Festeggiare tutta la notte e, il lunedì mattina, con voce probabilmente non impeccabile, chiedere agli amici:
“Ma alla fine… cosa ha fatto l’Arezzo?”
Questo articolo, naturalmente, può essere letto anche al contrario.
Perché ci sarà pure qualcuno che seguirà soprattutto la partita e, al triplice fischio, domanderà:
“E la Giostra, chi l’ha vinta?”
Ad Arezzo funziona così.
Abbiamo impiegato secoli a costruire due grandi passioni.
Poi, ogni tanto, le mettiamo alla stessa ora.


