Al Pionta succede una cosa molto italiana: da una parte si costruisce, dall’altra si lascia deteriorare quello che già esiste.
A sollevare la questione è Fabio Butali con un intervento pubblicato su Facebook. Nel mirino ci sono i nuovi cantieri dell’Asl nell’area del Colle del Pionta, l’ampliamento del punto prelievi di via Baldaccio d’Anghiari e, dall’altra parte, alcune strutture esistenti che da tempo attendono recupero, riconversione o almeno una risposta sul proprio futuro.
La domanda, depurata dal linguaggio tecnico-amministrativo che solitamente serve a far perdere la voglia di arrivare al secondo capoverso, è questa:
se ci sono edifici vuoti o inutilizzati, perché costruirne altri?
Naturalmente potrebbero esserci ottime ragioni. Costi di ristrutturazione, vincoli, sicurezza antisismica, requisiti sanitari, destinazioni incompatibili. Tutto possibile.
Ed è proprio per questo che sarebbe interessante conoscerle.

Il Pionta: nuovo di pacca accanto al “poi vedremo”
Butali cita alcune palazzine del Pionta, compresa Villa Chianini, e richiama l’attenzione anche sul contesto del Duomo Vecchio e della chiesa di Santo Stefano.
Il problema non è soltanto estetico.

Un edificio pubblico inutilizzato non resta educatamente fermo ad aspettare tempi migliori. Si degrada, costa, diventa un problema di sicurezza e finisce per trasformarsi nel monumento ufficiale alla frase “ci stiamo lavorando”.
Nel frattempo, però, i nuovi cantieri procedono.
E allora la domanda resta lì, antipatica come una multa sotto il tergicristallo:
quanto costa costruire il nuovo e quanto costerebbe recuperare il vecchio?

E poi ci sono quei 94 milioni
Nel dibattito è comparso anche un altro numero che rende la questione un po’ meno accademica.
L’Asl Toscana Sud Est avrebbe chiuso il 2025 con una perdita di circa 94,2 milioni di euro, contro i 66,4 milioni dell’anno precedente.
Quasi 28 milioni di rosso in più.
Questo non significa che il deficit sia causato dai nuovi edifici del Pionta. Sarebbe una conclusione tanto comoda quanto priva, al momento, di dimostrazione.
Significa però che, con conti del genere, chiedere come venga gestito il patrimonio immobiliare pubblico non sembra esattamente un passatempo da pensionati al bar.
Semmai diventa una domanda ancora più interessante.
“Vendere, recuperare o lasciar marcire?”
Nei commenti al post qualcuno propone di recuperare gli immobili inutilizzati, qualcun altro di venderli per evitare ulteriori costi.
Sono opinioni.
Ma dietro le opinioni ci sono domande alle quali l’Asl potrebbe rispondere con qualche numero:
quanto valgono gli immobili inutilizzati?
Quanto costa mantenerli?
Quali sono recuperabili?
Quali invece sarebbe più conveniente alienare?
Perché per alcuni servizi è stata scelta una nuova costruzione?
E soprattutto: esiste un piano complessivo oppure ogni edificio sta aspettando pazientemente il proprio miracolo amministrativo?
Il casottino, perché una ciliegina ci vuole
Butali conclude ricordando anche il famoso casottino di Campo di Marte.
Tema diverso, amministrazioni diverse, ma una parentela spirituale esiste: opere, immobili e strutture pubbliche capaci di attraversare le stagioni mentre cittadini e istituzioni discutono su chi debba fare cosa.
Ad Arezzo alcune cose diventano patrimonio storico prima ancora che qualcuno decida cosa farne.
La domanda dell’Ortica
Non sappiamo se recuperare gli edifici esistenti sarebbe davvero meno costoso che costruirne di nuovi.
Ed è precisamente questo il punto.
Lo chiediamo all’Asl Toscana Sud Est:
quali valutazioni economiche e tecniche hanno portato alla scelta delle nuove strutture?
Qual è il futuro degli immobili inutilizzati del Pionta?
Esiste un programma con costi e tempi per recupero, vendita o riconversione?
Perché, davanti a un bilancio in rosso da 94 milioni, anche una vecchia palazzina abbandonata smette di essere soltanto brutta.
Diventa una domanda con il cartellino del prezzo attaccato.
Il Pionta nelle immagini
Le fotografie sono state realizzate durante il sopralluogo dell’Ortica al Colle del Pionta il 4 settembre 2026.
Questo articolo raccoglie segnalazioni e opinioni espresse pubblicamente sui social, distinguendole dai fatti verificabili. L’ironia viene utilizzata per commentare questioni di interesse pubblico.








