
I guariti nella nostra provincia sono 17.

Il padre, un operaio bengalese di 39 anni, ha tolto la vita con un coltello alla figlia di 4 anni, in casa c’erano anche la moglie e l’altro bambino di 12 anni, che è riuscito in parte a schivare in parte le coltellate del padre.
Il piccolo ha subìto ferite alla testa e all’orecchio, è riuscito a scappare rifugiandosi nell’appartamento dei vicini.
L’uomo è stato visto dirigersi nudo verso il vicino pozzo, con l’arma in mano, dove si è poi buttato.
Il Padre e il bimbo sono entrambi ricoverati all’ospedale della Gruccia.
A quanto detto dai vicini, sembra che negli ultimi giorni l’uomo, in cassa integrazione, operaio in una ditta di pulimentatura, fosse particolarmente stressato e preoccupato.
Guardia di Finanza arresta imprenditore per bancarotta

Le attività investigative hanno fatto emergere, che l’imprenditore aveva distratto e/o dissipato risorse finanziarie, addebitando spese per fini personali ed effettuando prelevamenti in contanti ingiustificati, assegnandosi compensi non previsti, creando poste di bilancio fittizie e persino addebitando all’azienda fallita le rate di un leasing di un’autovettura di grossa cilindrata (in realtà nella sua esclusiva disponibilità), così “alleggerendo” le risorse societarie con grave pregiudizio per i creditori.
Inoltre, in sede di interrogatorio, ha dichiarato di essere stato sostituito nella carica di amministratore da un soggetto straniero non identificabile, né rintracciabile.
Secondo l’Autorità Giudiziaria, il quadro indiziario a carico dell’imprenditore è ulteriormente aggravato da molteplici contestazioni di natura civilistica per inadempimenti contrattuali, oltre ad una querela per truffa presentata da una società operante nel settore orafo contro l’imprenditore che agiva in veste di amministratore “di fatto” di un’altra società (apparentemente a lui estranea).

Le indagini dei Carabinieri, sono partite dal furto di un ciclomotore a un operaio biturgense.
Lo scocorso 9 aprile; come ogni giorno, l’uomo parcheggia il mezzo all’esterno della ditta per cui lavora nel comune di San Giustino Umbro ma al termine del turno non lo ha più trovato.
Qualche giorno dopo viene contattato al telefono da uno sconosciuto che si offre di fargli riavere il ciclomotore rubato dietro pagamento di 150 euro.
L’operaio, però, si rivolge ai Carabinieri che, risalgono al malvivente originario della provincia di Caserta, domiciliato a Sansepolcro e gravato da numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio e droga, tra cui la misura di prevenzione del divieto di ritorno nel comune biturgense.
Perquisita l’abitazione della sorella, dove l’uomo dimorava da qualche giorno, i Carabinieri hanno trovato il telefono con il quale il aveva contattato la vittima, per poi riuscire a risalire al luogo dove aveva nascosto il ciclomotore rubato, un sottoscala di un palazzo al confine tra Toscana e Umbria.
Col provvedimento emesso nei suo confronti, l’uomo dovrà scontare la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Sansepolcro con il divieto di allontanamento dal proprio domicilio nelle ore notturne.
Il motorino è stato recuperato e riconsegnato al legittimo proprietario.




I poliziotti della Sottosezione di Battifolle, vista la grave emergenza sanitaria in corso e considerato come persone prive di scrupoli tentino comunque di approfittarne, ne hanno chiesto conto.
I due hanno riferito di essere titolari, in Ungheria, di un’azienda del campo alimentare e di essersi riconvertiti nella produzione di mascherine e che le stessero riportando in Ungheria considerato che il loro committente di Napoli, dove le avevano appena portate, si era rifiutato di pagarle.
Vista tale fantasiosa giustificazione i poliziotti hanno approfondito gli accertamenti verificando come invece si trattasse di mascherine scortate da una certificazione falsa e quindi, non solo di provenienza illecita, ma anche di dubbia efficacia.
Le mascherine ed il furgone sono stati sequestrati e i due denunciati all’A.G. per frode in commercio.
Durante il controllo è emerso come trasportasse, sopra la cabina di guida ed all’interno di un pannello di plastica, 17 mazzette di banconote di vario taglio in euro per un ammontare complessivo di 113.960,00 €.
Singolare anche in questo caso è stata la risposta alle domande degli agenti riguardo al possesso di tale ingente somma di denaro in contate: il romano ha affermato di non saperne nulla e che, secondo lui, ce l’avrebbe lasciata il precedente noleggiatore di quel veicolo.
Il risultato è stato che il 50enne romano è stato denunciato in stato di libertà per riciclaggio ed il denaro ed il veicolo sequestrati.
L’operazione è stata condotta con il concorso, per gli aspetti di specifica competenza, del locale Comando della Guardia di Finanza.