STORIE BOCCACCESCHE IN QUEL DI AREZZO ALL’EPOCA DELLO STESSO VASARI
La “Tita” madre di Pietro L’Aretino , e più esattamente Margherita del Boncio o nei Bonci, donna bellissima, che era ambita da pittori come modella, di famiglia agiata, il suo fratello Fabiano era un canonico e l’altro Niccolò, un giurista di una certa rinomanza, aveva sposato un bell’uomo di umili origini, Luca del Buta, calzolaio, la cui bottega era non distante dal palazzo del nobile Bacci.
La famiglia Bacci erano antichi commerciati di tessuti che venivano da Pieve a Sietina, sopra Capolona e il Castelluccio, le loro attività gli permisero di sponsorizzare opere e collezionare dipinti e altro,(Cappella Bacci in SanFrancesco) le loro attività fiorirono con l’avvento dei fioirentini in Arezzo, tanto che già dai primi anni del 1400 furono insigniti di titolo nobiliare.
ANNO 3560 AREZZO E DINTORNI
Le case cappottate, sono ormai quasi tutte coperte da detriti inceneriti e terra ora le nuove costruzioni volute dalla compagnia dei Marziti, hanno delle posizioni e dimensioni mutevoli a possono stare in sospensione a secondo i desideri e le necessità degli utilizzatori.
Mi spiego, dato che voi lettori siete indietro di più di 1400 anni, i Marziti sono coloro che ritornati dal biennio marziano hanno la prelazione di legiferare in ordine ai tipi di costruzioni come desiderano loro e obbligano i non Marziti, ad abitare nelle idase, così chiamate le nuove case.


