La decima edizione dell’Arezzo Celtic Festival si terrà da venerdì 26 a domenica 28 luglio presso il parco Pertini di via Giotto.
L’evento gratuito offrirà un viaggio nel tempo con accampamenti storici, musiche e tradizioni dei popoli antichi, coinvolgendo centinaia di artisti e rievocatori da tutta Italia.
Il programma include balli irlandesi della compagnia Clover, danze tribali de Les Danseuses de Sherazade e esibizioni con il fuoco “Al Kimiya” di Olivia Mancino.
La musica sarà a cura dei gruppi Daridel Paganfolk e Clanargantia.
Per i bambini e le famiglie, ci saranno laboratori creativi, incontri di magia dedicati a Harry Potter e racconti druidici.
Gli accampamenti di celti, romani e italici offriranno attività manuali, ludiche e didattiche, tra cui la rievocazione di un matrimonio celtico e l’accensione notturna del Fuoco Sacro.
Nei pomeriggi del 27 e 28 luglio si terrà il Torneo Celtico con giochi antichi come tiro alla fune e lancio del tronco.
L’evento, organizzato dall’associazione Cerchio delle Antiche Vie, sarà arricchito da un mercatino artigianale e stand enogastronomici con specialità come carne di grigio casentinese, maialino sardo, arrosticini, grigliate, lampredotto, menù vegetariani e gluten-free. Bevande storiche come sidro, idromele, ippocrasso e ambrosia completeranno l’esperienza. Il programma dettagliato è disponibile sulla pagina Facebook e sul portale dell’Arezzo Celtic Festival.



I parchi artetini sono da oltre 10 anni alla merce di chi sporca e rovina di piu.
Devono aver cambiato il regolamento, perchè fino agli anni 95 era vietato dare permessi all’interno dei parchi aretini per feste e manifestazioni che comprendessero auto, camion, fuochi e afflussi di molta gente.
Perchè?
Per salvaguardarli dall’incivilta di certe manifestazioni in favore di chi usava il parcoper attività rivolte alla salute fisica e mentale.
Avanti di questo passo ci rimarrà erba incolta e alberi sofferenti per mancanza di manutenzione ed uso improprio.
Verissimo, infatti in questi giorni si ripete l’annuale violazione del Prato ad opera del mengo.
Questi signori (termine poco rispettoso ma d’altronde con il disprezzo che mostrano verso i residenti anche troppo moderato) hanno scelto di destinare tutta la città ad uso commerciale.