Prevale l’assenza di un fine specifico, di interessi particolari o delle stesse ricerche naturalistiche, e domina il simbolo sulla forma.
Questo nuovo aspetto artistico non si configura come un fenomeno compatto e unitario, ma offre un quadro di manifestazioni artistiche parallele, influenzato dalla varietà delle popolazioni greche – ioniche, eoliche, doriche – e delle stesse colonie, dove si svilupparono vari centri artistici.
Questi frazionamenti paralleli portarono anche all’inserimento e all’influenza di caratteri locali, che poi confluirono in tendenze regionali.
La stessa mobilità degli artisti e i loro contatti, specialmente nei grandi santuari, contribuirono a un processo unitario di fusione, culminato nello stile “Classico”.
Se consideriamo, per esempio, le origini dell’opera statuaria greca, localizzata inizialmente a Creta sotto influssi egizi, notiamo che questa si espanse su tutto il continente ellenico. Inizialmente basata su sculture di piccole dimensioni, come quelle minoiche, subì una trasformazione dimensionale, raggiungendo misure naturali, probabilmente grazie a una maggiore disponibilità di marmo.
L’arte arcaica creò i tipi di sculture noti come “kouroi” (giovani), statue nude virili rappresentanti atleti o Apollo, e anche “korai”, figure femminili panneggiate. Queste statue non erano imitazioni naturalistiche del corpo umano, ma vere e proprie opere d’arte, di bellezza autonoma, e potevano essere dedicate alle divinità o poste su tombe o in siti particolari.
I segni caratteristici erano i contorni delle figure che racchiudevano esteriormente la composizione, e nelle statue si ritrovavano luci e ombre, non come elementi formali, ma descrittivi, indice di una linearità che si contrapponeva alla plasticità dello stile.