Il giorno del ritorno, sbarcarono in quel deserto tranquillo dietro le mura ciclopiche ottagonali di Castelsecco.
La loro astronave era un ovo trasparente che, grazie a un liquido ancestrale, permetteva loro di attraversare miliardi di anni e di recuperarli nei loro viaggi spaziali.
Scesero verso la giungla aretina e le nuove costruzioni al terzo piano sospeso.
Dopo aver abbattuto alberi e boscaglia con le loro tre mani e tre braccia, si presentarono alla porta della famiglia allargata di Pino e Ugo.
Erano tre astronauti in cerca di reperti archeologici da rimettere in funzione per i loro viaggi, ma avevano anche una curiosità da soddisfare.
Avevano ricevuto questo indirizzo da una loro rivista, relativa al concorso di Miss Universo. Era proprio Ruth, che era stata inserita tra le partecipanti dal computer redazionale della rivista.
Grazie a un traduttore universale, tutta la famiglia poteva capire il linguaggio degli extraidraulici. “Noi venire a vedere sta’ strafica di briciautonoma, chi è Ruth!?” chiese il capo della spedizione.
Ruth, non per timore ma per rispetto di Ugo, si era messa dietro Pino e si fece avanti. “Sono io!” In quel momento, a uno dei componenti della spedizione spuntò da sotto la tuta un quarto braccio, terminante con due lunghe dita, ma non era proprio un braccio.
Fu un colpo di fulmine nella mente artificiale di Ruth: scorsero film, bei discorsi e parole, esaltando la sua bellezza e intelligenza.
La nostra briciautonoma, non avendo posato lo sguardo in basso dato che l’extraidraulico aveva la tuta squarciata, fu però plagiata psicotelapaticamente.
Ugo se ne accorse e si infuriò.
Sentiva un prurito sopra la testa, ma come un’icona tridimensionale che scompare, Ruth e l’extraidraulico scomparvero alla vista di tutti.
Ruth tornò prima e andò in camera a preparare i bagagli.
Aveva deciso di partire con loro. Tornò dopo qualche minuto anche Pelmo, l’extraidraulico, con la tuta riparata.
Lin e Cerase, Lin pur essendo figlia di Pino considerava Ugo come padre, si strinsero a lui domandando: “Papà, ci farai anche da mamma!?” E sconsolato, Ugo pensò: “La pacchia è finita, ma morto un Papa se ne fa un altro!”