Rita scappa dal convento anno 3574+1
Dopo alcune settimane di reclusione nel convento, Rita, la novizia suturata Prebisantarita, insieme a Polka, un’altra suturata dal Dott. Chiavistelli, si calarono dalla finestra del convento sospeso utilizzando un cordone di rosari intrecciati.
Polka era alta e giunonica, con cosce bianche simili a statue di marmo. La stessa carnagione chiara si rifletteva nel viso, incorniciato da un cespuglio di capelli rasati e ricci, biondi. Le sue spalle erano larghe e le braccia possenti.
Per liberarsi dalla neurosutura dei voti, dovevano presentarsi davanti a uno dei sommi sacerdoti e pronunciare la fatidica frase: “Io la do!”.
L’odissea di Menco dopo la peste del 3575
Menco, il cacciatore di frodo, contaminato dall’acido esorcistico spruzzato dalla sutura ecclesiastica di Polka, dovette affrontare piaghe ed escoriazioni terribili. Per curarsi, si rivolse alla saggia e vecchia briciautonoma Margarita, che gli consigliò decotti di erbe coltivate nel convento da cui erano fuggite Rita e Polka.
Così, per avere accesso al convento, Menco si fece frate.
“Sono FraMenco, sorella, inviato dal vice Vescovo come vostro confessore!” dichiarò all’uscio, dove lo accolse suor Eustachia, una monaca anziana e sorda, a causa di un forasacco che le aveva perforato un timpano. L’altro orecchio era stato lesionato dai canti acuti di Sor Canterina durante la messa.


