Di fronte ai conflitti tra interpretazioni di leggi nazionali ed europee, un giudice ha la possibilità di ricorrere sia alla Corte Costituzionale sia alla Corte Europea. In linea di principio, le normative europee prevalgono sulle leggi nazionali. Già nel 2013 era stata emanata una direttiva che vietava il respingimento di migranti verso Paesi ritenuti non del tutto sicuri, sia a causa di conflitti, sia per rischi legati ai diritti civili o persecuzioni di genere.
Circa un anno fa, il governo italiano, in collaborazione con quello albanese, aveva avviato la costruzione di un centro di accoglienza (nella foto) per valutare le condizioni dei migranti e i possibili respingimenti. Tuttavia, al momento del completamento della struttura, quasi terminata il 4 ottobre 2024, la Corte Europea ha ribadito la validità della direttiva del 2013, estendendola fino al 2027. Questo prolungamento è stato deciso senza un aggiornamento sulle nuove condizioni di sicurezza in alcuni Paesi d’origine, che nel frattempo sono cambiati notevolmente.
È emblematico il caso di un bambino nato nel 2013, oggi adolescente, che potrebbe studiare geografia o viaggiare con la famiglia, visitando Paesi come l’Egitto, che nel 2013 poteva essere considerato non sicuro, ma oggi lo è decisamente di più.
Nel 1996, ad esempio, mi trovavo al confine tra Nigeria e Camerun, dove i governi si scambiavano attacchi militari per influenzare il prezzo del greggio e negoziare appalti. Anche oggi, l’instabilità in alcune zone dipende dalle dinamiche geopolitiche, che cambiano costantemente e richiedono aggiornamenti nelle politiche europee sull’immigrazione.
In conclusione, vogliamo un’Italia sovrana nelle decisioni sull’accoglienza, che non sia subordinata a giudici europei il cui orientamento risente dell’influenza politica dei governi franco-tedeschi o di interessi economici esterni, come è stato per l’organizzazione dei Mondiali di calcio in Qatar.


