Chi conosce il Poggio del Vignale, o chi negli ultimi anni è andato ad abitare in quelle case, dovrebbe sapere che lì un tempo esisteva un grande fossato, ora ricoperto. Prima di arrivare alla piccola Maestà, un avvallamento nell’asfalto segnala ancora la sua presenza. Poco più a monte, a circa 200 metri, c’era una buca da cui sgorgava una sorgente d’acqua.
Da quella sorgente si attingeva l’acqua con recipienti di terracotta per riempire le botti e dissetare le “bestie bianche”. Accanto alla buca si trovava un abbeveratoio in legno per le pecore, perché, a metà della collina, viveva un pastore con il suo gregge. Al rientro dai pascoli, il pastore conduceva le sue pecore a bere prima di sistemarle per la notte.
Noi ragazzi aspettavamo con trepidazione i violenti acquazzoni di fine estate, quelli che allagavano i campi nonostante i fossi fossero ben curati. Quando la corrente del fossatone diventava impetuosa, prendevamo l’abbeveratoio in legno e ci lasciavamo trasportare dall’acqua. Scivolavamo sotto il vecchio ponticello ad arco e proseguivamo per altri 300 metri, quasi fino al Sellina, dove avevamo fissato delle corde per fermarci.
Era un’avventura straordinaria! Tornavamo a casa completamente fradici, con la camiciola incollata alla pelle, i calzoni sorretti da un’unica bretella e i piedi nudi, ma felici per quel grande acquazzone che ci regalava momenti indimenticabili.


