L’ASTRONAVE 2 Menco, il capitano, era ancora intontito. Il calcolo di Tonio era sbagliato di poco, e Bruno, seguendo la traiettoria di Tonio e mantenendo la stessa velocità, era andato per la tangente, accelerando la velocità dell’astronave a un livello iper-esponenziale rispetto a quella della luce. Inoltre, avevano imboccato un tunnel galattico che li aveva spediti verso la galassia di Andromeda.
Bruno era rimasto incollato al manubrio e aveva le orbite degli occhi leggermente distaccate dalla testa. Gli ci volle un po’ di tempo perché tornassero al loro posto. Tonio, dalla rabbia per aver sbagliato il calcolo di 5 gradi di incidenza sull’atmosfera terrestre, aveva spezzato tre lapis. Ma ormai, anche se erano passati pochi minuti temporali, loro avevano percorso milioni di anni luce.
Menco: “Unde saremo ora?!” Tonio: “Secondo i miei calcoli, siamo nella galassia di Andromeda!” Bruno, ripresosi: “Tonio, vaffa…!” Menco: “Su, non perdiamoci d’animo. Cerchiamo un pianeta ospitale dove possiamo mangiare, in quanto si sono finite tutte le riserve… e pure il vino!” Bruno: “Capo, il manubrio non risponde ai comandi. Siamo attratti da una forza… attrattiva!” Tonio: “Certo, non può essere repulsiva se ci attrae, no?” Menco: “Metti i retromotori, dai Bruno! Se no ci sfragelliamo su quel pianeta!”
Splash (rumore) La navicella ammarò in un mare d’acqua giallastra e con un odore strano: sembrava brodo di gallina.
Tonio: “Siamo a casa?! Sento l’odore di casa della mi’ suocera!” Bruno: “Sie, ora ti danno anche i crostini con fegatelli, vinsanto e capperi, e pure un po’ di acciughina!” Menco: “Non dite bischerate… ma attenti, vedo sbucare dall’acqua delle sirene!” Bruno: “Quella mora mi tira! Ha due tette ben fatte! Anche quella bionda non è male!” Tonio: “Hanno un occhio solo!” Bruno: “Miran meglio l’attrezzo, fattelo dire da me, che sono un cacciatore!”
Menco, uscito dalla porticina laterale su una pedana retrattile (lo scafo reggeva anche come mezzo di navigazione), si rivolse a quegli esseri basso-squamosi ma alto-attraenti (salvo il mono-occhio): “Noi essere di Arezzo, della Terra, che sta nella Via Lattea. Voi, mezzi pesci e mezze donne, chi siete?!”
Trinka, la più alta delle sirene, che si ergeva dall’acqua sbattendo la sua larga coda pinnata, rispose: “…Siamo di qua!”
ASTRONAVE TRE, LE SIRENE Menco pensava che nella sua Odissea avrebbero trovato un pianeta di macachi; invece erano delle sirene da un occhio solo, ma con un corpo non male fino ai fianchi.
Dopo i convenevoli, dovuti alle reciproche presentazioni, il capitano domandò: “Come fate a parlare così bene la nostra lingua!?”
La lungacciona Trinka, che aveva preso per prima la parola tra quelle donne pesce, rispose: “Siamo personaggi di uno stesso autore!!”
Tonio delle Poggiola intervenne: “Ma che c’entra l’autore? Se seguiamo, in un racconto logico, si dovrebbe dare una spiegazione, come se io a questo punto dicessi che non me va più de stare in questa compagnia e vi dicessi: torno a casa!!…”
“Certo!” dico io. “Ma ormai ti ci ho messo e poi chi guiderà l’astronave con i suoi calcoli per il rientro sulla Terra!?”
“Ah, che astronave del cavolo è!?” Intervenne Bruno. “Mi hai dato un manubrio de’ bicicletta per guidarla, e devo accendere i retrorazzi che ho solo il freno e il campanello! E poi volevate che vi riportassi indietro con questo catorcio!??”
Menco: “Smettetela!! Sono o non sono il capitano? E finché lo dico io si sta nella storia, vero Cesare!??”
Io: “Come vuoi tu, ma sta attento che tu non cada, come Ulisse, nel tranello di Circe!!”
Tonio: “Se ci trasformi in maiali, te sistemo, eppoi almeno le potevi fare con due occhi ‘ste sirene…”
“A vabbè!” dissi io, tanto m’ero svegliato. “Ora zitte, levatevi lo squame e la maschera periscopio di gomma!”
Dopo un attimo di silenzio, Tonio e Bruno esclamarono all’unisono: “Mamma mia, che fi…!!”
Le avevo scelte io, come piacciono a me:
con pelle ambrata ed alcune nere;
tutte con una pelle vellutata;
seni minuti, ma con capezzoli irti, o seni sodi da allattamento;
quel ventre leggermente pronunciato e, al tempo stesso, rassicurante e invitante;
infine quella cozza bollita, semiaperta, racchiusa tra due colonne tornite a sopportare un battistero tondo, che ci dimostrava una capacità riproduttiva di alto spessore.
Per non parlare del viso perfetto, ovale e degli occhi scuri, che ti scavano dentro, con ciglia lunghe come i denti di un rastrello, e la bocca dalle labbra carnose ed eccitanti… dai capelli corti che sembrano pitturati in testa…
Menco, rivolto verso di me, esclamò: “Anche se il racconto finisse qui, non sarei scontento. Anche se avevo avuto una parte di comando, a questo punto mi getterei nella rete di qualsiasi Circe, e mi precipiterei nelle vesti di un… ork, ork, ork…!”
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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