HomeCronacheSportVi ricordate dell’U.S. Arezzo degli anni ‘50?

Vi ricordate dell’U.S. Arezzo degli anni ‘50?

Un tuffo nei ricordi dell'U.S. Arezzo, tra aneddoti, emozioni e riflessioni sul calcio di ieri e di oggi

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Vi ricordate dell’U.S. Arezzo degli anni ‘50?

Un tuffo nei ricordi dell'U.S. Arezzo, tra aneddoti, emozioni e riflessioni sul calcio di ieri e di oggi

Seguo l’Arezzo fin da quel giorno di luglio in cui Ferrario fu venduto alla Lucchese per 10 milioni, al Principe di Piemonte. Ero presente, avevo solo 4 anni, e ricordo bene Battello, Lucioli, Bianconi e altri dirigenti che festeggiarono al bar del bagno del Principe stappando lo spumante.

Ho visto passare tanti giocatori, tanti allenatori, tanti sistemi di gioco e persino tanti campi. All’epoca erano veri campi, non tappeti erbosi. I palloni potevano squarciare la testa, e sul terreno si sudava davvero. Ho ammirato le cannonate di Lenci, i colpi di testa di Cati, i guizzi di Scatizzi, la classe di Meroi… fino all’epoca moderna.

A proposito, caro Mister, quando giocavamo in Serie B per la prima volta, il lunedì pomeriggio Flaborea, Rossi, Picci e altri scendevano al campo sotto le carceri per giocare con noi dilettanti e amatori. Partite che duravano fino al crepuscolo, anche se il giorno prima molti di noi avevano giocato in campionati minori o praticato altre attività sportive.

Questo per dire che chiudersi agli allenamenti, isolarsi dal calore e persino dalle critiche dei tifosi, significa allontanarsi dal proprio dovere. È controproducente sia per il gioco che per i risultati. Indipendentemente da come sia andata a Gubbio, un atteggiamento così testardo finisce per inimicarsi squadra, tifosi e tutto l’ambiente.

Cambiare mentalità è difficile. Magari qualcuno si sente un genio – e forse lo è – ma il calcio resta un gioco di squadra, fatto anche di pubblico.

Due anni fa anche Indiani, dopo la sconfitta contro il Terranuova e il gol subito a Seravezza, capì che la sua ostinazione tattica avrebbe compromesso la sua decima promozione. Ma ci fu “San Cantisani”: non un fuoriclasse, ma un giovane volenteroso che, giocando da seconda punta, ci diede un nuovo assetto vincente. Con un Pattarello che, in quel modo, non poteva più essere triplicato!

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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