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“Strappi cuciti con filo d’oro”

Nel dolore che ci segna, la bellezza che ci salva: l’arte di rinascere dalle proprie ferite

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“Strappi cuciti con filo d’oro”

Nel dolore che ci segna, la bellezza che ci salva: l’arte di rinascere dalle proprie ferite

“Ognuno sta solo sul cuor della terra,
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”
(Salvatore Quasimodo)

Ci sono versi che non si dimenticano, che restano appesi nell’anima come una verità sussurrata…
Quello di Quasimodo è uno di questi.
In poche parole ci dice tutto: la vita è breve, intensa, struggente.
Siamo trafitti da attimi di luce, da istanti di bellezza che ci lasciano senza fiato, ma che passano, e subito arriva la sera.
La sera del tempo, del dolore, della solitudine. Perché sì, anche in mezzo alla folla, si è spesso soli a combattere la propria battaglia.

Viviamo in una valle di lacrime.
Ogni giorno è una corsa: la gazzella corre per non essere divorata e il leone per non morire di fame. Ma non si corre solo per sopravvivere.
Si corre per cercare un posto al sole, per respirare, per non dimenticare che anche dentro il dolore ci può essere bellezza.

Eppure, ciò che ci definisce davvero non è quanto siamo forti, ma quanto siamo capaci di ricomporci.
La vera grandezza è nelle crepe.
Sono le persone che vanno in pezzi e tornano intere a insegnarci la vera umanità.
Persone che sanno crollare, piangere, perdere tutto, e poi lentamente, con un gesto alla volta, con un respiro dopo l’altro, si rimettono in piedi.

Si dicono spezzate, ma sono solo ricamate. Hanno ferite che non nascondono, le portano come medaglie.
E dentro quelle cicatrici scorre oro.
Oro fatto di esperienza, perdono, memoria, luce. Oro che brilla silenzioso, senza vantarsi.
È il filo invisibile che tiene insieme ciò che sembra finito.

Come l’araba fenice, si rinasce.
Mille volte.
Ogni volta con meno illusioni, ma con più verità.
Ogni volta più stanchi, ma anche più puri.
La resilienza non è moda, è un’arte antica.
È saper guardare il buio e accettarlo, saper camminare nel vuoto senza smettere di credere in un’altra alba.

Perché anche quando ci “spegniamo” un poco, anche quando sembra che la sera abbia vinto, dentro di noi resta un seme di luce.
E se qualcuno ci ama, ci ascolta, ci riconosce, quel seme può ancora germogliare.

Non siamo fatti per restare interi, siamo fatti per cadere e rinascere. Siamo “strappi cuciti con filo d’oro”!
E in quel filo, silenzioso e sacro, c’è tutta la nostra bellezza.
Non quella che luccica fuori, ma quella che resiste dentro.

E forse, in fondo, è proprio vero: la luce più vera si vede solo quando viene sera.
S.S.C. ~ AI

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Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari, nata a Milano nel 1955, si trasferisce a Melzo nel 1990. Membro del “GAM” dal 1997, partecipa a mostre locali esplorando diverse tecniche artistiche: ritratti a matita, dipinti a olio, sculture in argilla e quadri in resina. Ha fondato una galleria d’arte e una scuola di cake design. Il quotidiano Il Giorno ha descritto via Napoli 37 come “la Montmartre di Melzo”. Attualmente, si dedica principalmente alla scrittura.
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