Il tribunale monocratico di Roma, presieduto dal giudice Alfonso Sabella, ha assolto nove attivisti del movimento ambientalista Ultima Generazione, tra cui l’aretina Beatrice Pepe, per l’azione dimostrativa alla Fontana di Trevi del maggio 2023. Gli imputati erano accusati di aver versato un liquido nero a base di carbone vegetale nell’acqua della celebre fontana, esponendo uno striscione con la scritta “Non paghiamo il fossile” e intonando slogan come “Il nostro Paese sta morendo”.
La Procura di Roma aveva contestato il reato di “deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici” ai sensi dell’articolo 518 duodecies del Codice Penale. Tuttavia, il giudice ha accolto la richiesta dell’accusa di assoluzione, stabilendo che “il fatto non sussiste” e riconoscendo la “particolare tenuità del fatto” per il primo capo di imputazione. Le perizie tecniche hanno confermato che il carbone vegetale utilizzato non ha provocato danni permanenti al monumento, poiché non è stato assorbito dalle superfici marmoree della fontana .
Beatrice Pepe, classe 2000 e laureata in Scienze Politiche, aveva già partecipato ad altre azioni di disobbedienza civile non violenta con Ultima Generazione, tra cui un blocco dell’autostrada A14 Bologna-Taranto, per il quale aveva scontato tre giorni di carcere e un obbligo di dimora di due mesi e mezzo a Cortona .
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La sentenza rappresenta un precedente significativo nel dibattito sul diritto alla protesta e sulle modalità di azione dei movimenti ambientalisti in Italia. Gli attivisti di Ultima Generazione hanno accolto con soddisfazione il verdetto, ribadendo l’importanza della disobbedienza civile non violenta per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’emergenza climatica .


