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Castello di Alfina: tra dame, cavalieri e leggende piccanti

Il gossip di Cesare Fracassi
Castello di Alfina: tra Monaldeschi e monellerie Dove dame generose, cavalieri aitanti e lastricati sospetti hanno scritto la storia

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Castello di Alfina: tra dame, cavalieri e leggende piccanti

Il gossip di Cesare Fracassi
Castello di Alfina: tra Monaldeschi e monellerie Dove dame generose, cavalieri aitanti e lastricati sospetti hanno scritto la storia

La vecchia torre di guardia, originariamente edificata nel VII secolo al servizio dei re longobardi, fu ampliata e trasformata all’inizio del 1200 dal marchese Guglielmo Monaldeschi della Cervara. La struttura, divenuta una vera e propria fortezza, vantava un ampio cortile utilizzato per l’addestramento militare e per le giostre cavalleresche — una sorta di Coverciano medievale.

Le numerose stanze ospitavano dame sempre disponibili, tanto che il soprannome attribuito alla casata — Monaldeschi — si dice derivasse ironicamente da “mona” e “deschi”, alludendo alla notevole presenza femminile e alle abbondanti cene che concludevano le giornate: banchetti raffinati con crostini di beccaccia, pappardelle al sugo di lepre, capretto arrosto e l’ottimo vino di Scansano.

Il feudo comprendeva vaste terre divise in tre aree: una dedicata alla caccia, una al pascolo e una alla coltivazione dei cereali. Il castello era frequentato da molti cavalieri che, oltre ad allenarsi, potevano trovare diletto anche nei boschi del vicino Sasseto. Era, insomma, una sorta di Villach ante litteram.

Vi chiederete dove si trovi questo luogo leggendario. È ancora lì, immutato, vicino ad Acquapendente. Oggi, però, non conserva più le caratteristiche che lo resero celebre: intrighi, amori, matrimoni — tutto era all’ordine del giorno. Proprio qui giunse anche Pietro degli Azzi, zio di Ippolita degli Azzi: un cavaliere famoso, maestro di spada e di lancia, ritenuto uno dei migliori tra Umbria, Lazio e Toscana. Alto più di un metro e novanta, robusto come un armadio da farmacia, con folti capelli ramati e ricci — un po’ come il Sinner dei tempi antichi — era bello e pure abilissimo.

Una sera incontrò una giovane damigella di sedici anni, detta “la Bagnarola”. Nella sua tenda, si racconta, l’umidità della passione fu tale che ancora oggi esiste un lastricato a lei dedicato. Si sposarono e ebbero molti figli. Quando la numerosa famiglia passeggiava per le vie di Borgunto, ad Arezzo, i passanti esclamavano: “Azzi, quanti sono questi Azzi!”

Verità o leggenda? Chi lo sa. Ma il castello merita sicuramente una visita: è splendido. Il tour guidato dura circa un’ora e costa solo 4 sterline.

La famiglia Monaldeschi, di origine germanica, si stabilì a Orvieto con un certo Monaldo. Nel tempo si divisero in diversi rami: Monaldeschi dell’Aquila, della Vipera, della Cervara. Il castello rimase in loro possesso fino al 1600, poi passò al marchese Bourbon del Monte. Oggi è di proprietà privata.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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