Operazione nazionale della Polizia di Stato contro la radicalizzazione giovanile: 22 perquisizioni sono state eseguite nei confronti di minori tra i 13 e i 17 anni, coinvolti in contesti di estremismo di destra, antagonismo violento e propaganda jihadista. L’operazione, coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione di Roma, ha visto impegnate le Digos e le Sezioni operative per la sicurezza cibernetica, su mandato delle Procure minorili territoriali.
Nel filone dell’estremismo di destra, le indagini hanno riguardato minori residenti in province come Oristano, Cosenza, Messina, Padova, Sassari, Mantova, Cremona, Bergamo, Taranto, Milano, Firenze, Arezzo e Genova. Alcuni giovani sono risultati coinvolti in attività di propaganda suprematista, neonazista e antisemita attraverso social come Telegram, mentre altri sono indagati per istigazione a delinquere e discriminazione razziale.
L’attività operativa svolta ha interessato anche la provincia di Arezzo, nel cui ambito la Digos di Arezzo ha perquisito tre minori rispettivamente di 14 e 17 anni e un terzo, un 15 enne, residente nella provincia di Firenze, le cui condotte si sono evidenziate a seguito degli approfondimenti investigativi compiuti in relazione a diversi episodi di imbrattamento verificatisi lo scorso mese di marzo 2025 a San Giovanni Valdarno e che hanno permesso di appurare connotati dal tenore discriminatorio ed antisemita, contro l’ideologia antifascista e verso tutti coloro che non si identificano nella razza bianca.
Sul fronte dell’antagonismo di piazza, due 17enni di Bologna sono finiti sotto inchiesta per i danneggiamenti avvenuti durante una manifestazione non autorizzata, legata alla morte di Rami Elgaml, il 19enne deceduto a Milano dopo un inseguimento con la polizia. Durante il corteo, i giovani avrebbero distrutto telecamere e vetrine con armi improprie.
Nell’ambito delle indagini per contrastare la minaccia jihadista, le perquisizioni hanno riguardato un 17enne di Ravenna e uno di Catanzaro, emersi in gruppi WhatsApp e spazi web legati alla propaganda dello Stato Islamico. Sono state riscontrate centinaia di connessioni con archivi jihadisti, come l’“Al-Raud Media Archive”, e la diffusione di contenuti estremisti tramite chat.
Durante le perquisizioni, la polizia ha sequestrato telefoni, computer e altro materiale informatico, già risultato contenere chat e file riconducibili a galassie suprematiste e jihadiste. In alcune abitazioni sono stati rinvenuti manuali per la costruzione di ordigni, componenti per molotov, bilancini per polveri esplosive, abbigliamento paramilitare e perfino una divisa delle SS tedesche.
L’indagine conferma come i social network siano oggi il principale strumento di diffusione della propaganda estremista tra i minori, alimentando fenomeni di radicalizzazione e devianza giovanile.

