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Addio a Fabio Fioroni, “Otto”: Arezzo perde un personaggio leggendario

Il ribelle di Arezzo, tra leggende, proteste e racconti senza confini

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Addio a Fabio Fioroni, “Otto”: Arezzo perde un personaggio leggendario

Il ribelle di Arezzo, tra leggende, proteste e racconti senza confini

È arrivata solo oggi la conferma della scomparsa di Fabio Fioroni, conosciuto da tutti come Otto, avvenuta circa una settimana fa. Aveva 79 anni. La sua salma si trova ancora all’obitorio, e nessuno finora l’ha reclamata.

Figura inconfondibile delle notti e delle piazze aretine dagli anni Ottanta in poi, Otto era molto più di un personaggio: era un racconto vivente, una provocazione ambulante, un instancabile agitatore di idee e proteste. Occhiali dalle lenti spesse – forse da lì il soprannome – e una vita punteggiata di avventure, reali o fantastiche, che si mescolavano senza confini.

Mauro Valenti lo ricorda così:
Incontrare Otto non era banale.
Ogni volta era una sorpresa — da anni, sempre.

Per me era come un cartone animato e, da Bugs Bunny, non puoi chiedere la verità ma dare spazio alla fantasia.

Mi ricordo al vecchio Principe, mitica discoteca del secolo scorso, di una sua serata/colletta per lasciare Arezzo destinazione Australia, dove sarebbe andato per sempre.
I soldi furono sufficienti per il viaggio, ma il soggiorno durò poco.

Di rientro, andò poi in Sudafrica, dove aveva un ufficio a Johannesburg. Vendeva bici — sembra anche Moser fosse andato da lui per promuovere la cosa — ma qui poi i particolari si allargavano: diventava amico di Mandela e altri personaggi storici.

Per restare sui personaggi famosi, un suo dispiacere era stato, diceva, l’incontro tra John Lennon e Yoko Ono, cui rimproverava ad ogni occasione di aver fatto sciogliere i Beatles.

Flirt con Miss Indonesia 1977 e con la figlia di Droste, il re del cioccolato, erano raccontati con leggerezza. Come il suo concerto allo stadio Atzeca di Città del Messico: sola armonica di fronte a 110mila presenti entusiasti.

Era in guerra con l’establishment aretino e Arezzo, chiamata da lui città del rame (venendo dal Sudafrica, dove — diceva — nelle miniere i minatori mettevano i chewing gum sotto le scarpe per portar via i diamanti; e lì l’oro era quello vero).
Sicuramente era contro i palazzi, in primis i vari politici della città.

Famoso il suo intervento in un consiglio comunale con petardi e fumogeni rossi, e gli attacchi con magliette ad hoc contro sindaci e assessori.

Con me ci si conosceva super benissimo, e Arezzo Wave, il festival, è entrato in collisione più volte con Otto, che per un certo periodo ne vantava la paternità (nel 1991 furono memorabili le storie che imbastì… e non gli parlai per otto anni. Ci vorrebbe un libro).
Mi ha fatto anche causa, poi ritirata.

Negli ultimi anni (2014 o giù di lì) ebbe l’idea di brevettare — diceva — una bici pubblicitaria, che portò a Los Angeles: foto sue a Venice lo testimoniano.

Sposato per un attimo, lo chiamai da Budapest un giorno e mi disse che ci era stato in luna di miele.
“Con tua moglie?” chiesi.
“No, da solo, il giorno dopo” rispose.

Un vero amore che posso dire per certo, e l’unico che ricordo, erano per lui i ravioli: quelli del Tagliolino, dicevano, erano i top nel mondo.

Potrei parlarne notti intere e raccontare serate infinite. Come per Topolino, le storie non finirebbero mai.

Lo ricordo con affetto: per me le serate e i giorni di Arezzo — per molti di noi, aretini non molto convenzionali — sarebbero state molto meno allegre, e molto più in bianco e nero, tristi e provinciali.

Otto solo, sempre per scelta, ma con un mondo che lo ascoltava.

Un caro abbraccio da me, da Lorenzo Rossi (altro mentore della vita aretina) e tanti altri che hanno condiviso quei viaggi.

Gloria at The Fantastic Super Eight — the only one in the world 🌍🏆♥️

Cesare Fracassi, compagno di scuola alle medie, ne traccia un ricordo semplice e diretto:

“OTTO ERA 1 SOLO. Lo ricordo al primo banco, a leggere da vicino. Poi l’ho visto in capo al mondo in tv, infine con una bici e un carretto di protesta. Ora non c’è più, ma nessuno reclama la sua salma… dico solo rip!!”

Per molti, la vita ad Arezzo – soprattutto quella non convenzionale – sarebbe stata più grigia senza di lui. Otto ha vissuto da solo, per scelta, ma con un mondo intero che lo ascoltava.

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