“Ho compiuto da poco settant’anni e, guardandomi indietro, mi sento colma di gratitudine. La mia vita è stata un intreccio di arte e di affetti: ho dipinto, scritto, modellato, insegnato, sempre lasciandomi guidare dal cuore. Il giorno è sempre stato per gli altri: la famiglia, i figli, gli animali, i doveri. La mia vera libertà, però, arriva di notte. Quando tutto tace mi sembra di vivere su un altro meraviglioso pianeta: il silenzio diventa complice, mi avvolge, mi permette di creare senza limiti e di colloquiare con la mia anima. Dormo poco, e forse un giorno questo mi presenterà il conto, ma non so rinunciarci: quel silenzio è la mia vita, troppo prezioso. Resto sveglia fino al primo canto degli uccelli, quando l’alba rischiara le finestre, e solo allora, con l’anima appagata, mi infilo sotto le lenzuola. Se nessuno mi disturba, mi addormento subito, serena. Così vivo due vite: una nel giorno, per gli altri, e una nella notte, solo per me.
Non tutte le arti mi sono state amiche. A scuola, per esempio, ero un disastro in musica: non la capivo allora e non la capisco nemmeno adesso. Forse è proprio per questo che mi affascina tanto, perché resta un mistero irrisolto. Ed è qui che nasce il mio pensiero fisso, quasi una preghiera: se mai dovessi “rinascere”, vorrei rinascere… pianista. Non per rinnegare ciò che sono stata, ma per vivere dall’interno quella magia che mi ha sempre rapita. Le note del piano mi risuonano più di quelle di altri strumenti, chissà perché.
Dentro di me porto una casa interiore con stanze diverse: stanze di cielo, che sanno di libertà; stanze di zucchero, con il gusto di rendere bello ciò che nutre; stanze di fili, dove la vita intreccia luci e ombre senza mai fermarsi. Forse la musica, quella che non ho saputo possedere, è semplicemente un’altra stanza da aprire. Non più luminosa delle altre, ma diversa: perché l’animo umano è fatto così, tende sempre a desiderare ciò che non ha ancora conosciuto, la porta che non ha ancora varcato.
La vita mi insegna che dolore e gioia possono convivere, che la gratitudine è una musica silenziosa, e che il dono più grande non è ciò che sappiamo già fare, ma la possibilità di imparare ancora e ancora, anche a vivere la vita, tra gioie e cadute. È questo l’augurio che faccio a me stessa: avere abbastanza tempo ed energia per vedere crescere i miei tanti nipotini e continuare ad aprire nuove stanze, con la stessa meraviglia e curiosità di sempre, sperando che siano tutte accoglienti. Forse, in fondo, non è questo che tutti cerchiamo, in modi diversi?”
S.S.C.


