Di panni sporchi non ne poteva più. Si, lo sapeva: i panni sporchi si lavano in famiglia. Ed era d’accordo, in linea di principio. Lo era stata per tutti quegli anni. Complice e servizievole. Una lavatrice di panni sporchi al giorno e via: tutto pulito, tutto smacchiato, tutto profumato.
Finché c’erano solo gli sposini la lavatrice era stata ben contenta di dare un misurino. I panni erano sporchi, sì, ma pur felici. Stropicciati. Sbaciucchiati. Scucinati. Perfino le macchie di pomodoro aveva cancellato. Gli sposini erano la sua famiglia e lei era la loro lavatrice. Sogni, speranze e un cestello che gira, come nel tango.
Con i bambini il carico di lavoro era aumentato. Erano arrivati il fango, l’erba, le tempere e i pennarelli. Però che fantasia! Che meraviglia. Quant’erano piccini quei golfini. E lei lavava, giorno e notte. Soprattutto la notte, per risparmiare. L’unica era lei a non risparmiarsi. Perché i bambini devono vestire abiti puliti sennò crescono storti!
Poi che era successo?
I bambini erano cresciuti, storti o dritti chi può saperlo?, gli sposini degli sposini non se ne ricordavano più e i panni sporchi, nella sua famiglia, erano aumentati. Non tutti di cotone. Non solo di lana. E cresci oggi cresci domani s’erano fatti troppi. Troppi per una lavatrice nata che era appena spuntato il nuovo millennio.
Troppi e lei li conosceva tutti. Perché i panni sporchi sporcano anche solo a tenerli. E sono difficili da mandare via.
Fu così che un giorno, di buon mattino, se ne andò di casa. Era così stanca che riuscì a fare solo pochi passi prima di fermarsi accanto a un muro. Si fermò di spalle alla strada perché non voleva essere guardata nel cestello. Perché i panni sporchi, anche a lavarli, ti macchiano lì dove non puoi pulire. Proprio non puoi.
I panni sporchi. Lo sapeva la lavatrice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Per questo uscì con il cestello vuoto e fu portata via in una mattina di fine estate. Lì dove i panni sporchi sono i padroni del mondo e a lavarli non ci pensa nessuno.


