“Ci sono ferite invisibili che non sanguinano, eppure lasciano cicatrici più profonde di qualsiasi colpo.
Carl Jung scriveva che ogni dolore, se accolto, può diventare trasformazione.
Ma quando una donna buona, autentica, viene continuamente ferita dall’uomo in cui ripone fiducia, il dolore è doppio: non è solo il cuore a spezzarsi, ma anche l’anima che vacilla davanti al tradimento della fiducia.
Una brava donna non è ingenua:
sceglie di dare senza calcoli, di amare senza strategie.
La sua forza non sta nell’essere fragile, ma nell’essere pura.
E proprio questa purezza può diventare bersaglio.
Un uomo che la ferisce spesso non se ne accorge nemmeno, troppo preso da sé, dal suo ego, dal bisogno di potere o di controllo.
Ma la ferita resta, e segna entrambi:
lei con la sofferenza, lui con la perdita, strada facendo, di un dono che forse, probabilmente, non ritroverà più.
Quando una donna così viene ferita, può reagire in modi diversi.
A volte si chiude, alzando muri che pochi sapranno più scalare. Altre volte, paradossalmente, diventa ancora più luminosa, perché trasforma il dolore in consapevolezza, in saggezza, in un amore più grande rivolto non a chi l’ha ferita, ma alla vita stessa, a se stessa.
Jung avrebbe detto: ciò che non uccide l’anima, la rende capace di fiorire in terreni aridi.
Il rischio più grande, per l’uomo che ferisce, non è di essere odiato:
è di essere dimenticato! Perché una brava donna, quando decide di lasciarsi alle spalle chi non ha saputo riconoscere il suo valore, non torna indietro.
Non per vendetta, ma per giustizia verso se stessa e una evoluzione lenta, ma senza ritorno.
Ed è qui che accade la vera svolta: quella donna, nel suo silenzio, diventa un enigma irraggiungibile.
L’uomo che l’ha ferita, magari convinto di poterla recuperare in qualsiasi momento, si accorge tardi che il suo tempo è finito.
Ciò che era limpido e gratuito non si ripete: una donna autentica non concede mai due volte la propria anima a chi l’ha tradita.
E così passano gli anni. Si possono vivere esistenze diverse, fare nuove esperienze, costruire altri mondi, eppure il vuoto lasciato da ciò che era unico resta.
Il ricordo di quell’attenzione, di quel rispetto, di quella cura ha un sapore diverso dagli altri:
forse perché certe cose accadono una volta sola, forse perché da giovani si è più aperti e senza difese, mentre con il tempo le cicatrici diventano corazza.
È un vuoto che non grida, ma accompagna silenzioso, e proprio per questo pesa di più.
Alla fine, lei ritrova se stessa, più forte e più integra.
Lui resta a fare i conti con l’eco vuoto delle sue scelte, della sua “cecità”!
Perché nulla pesa di più, per chi ha ferito, della consapevolezza di aver perso ciò che era raro, vero e irripetibile.
Una brava donna può essere ferita, ma non si spegne:
come l’acqua che trova sempre la sua via, continua a scorrere. L’uomo che l’ha persa, invece, scopre che non c’è rimpianto più duro da portare del ricordo di un amore puro che non tornerà mai più.”
S.S.C.


