Dal 2019 la salita dell’Alpe di Poti porta il nome di Marco Pantani. Sei anni dopo, la targa… porta solo vergogna.
Oh, c’era da rilanciare l’Alpe di Poti, eh! Il sindaco all’inaugurazione tutto gasato: “Questa targa è il primo passo per il recupero dell’area, dei boschi, dell’ambiente e della memoria del grande Pirata!”.
E infatti, il recupero hanno da farlo… recuperando dal fosso almeno la targa!
Sì, perché la gloriosa “Salita Marco Pantani” oggi non s’inerpica più verso l’Alpe, ma rotola giù nel fosso, come un ciclista dopo una discesa o una curva troppo allegra.
E la povera targa giace lì, mezzo, a far compagnia a rami secchi ed erbacce.
Dulcis in cloaca — pezzi d’eternit che fanno ancora bella mostra poco più giù, all’altezza di Peneto.
Altro che “valorizzazione ambientale”, qui pare la valorizzazione della discarica libera.
Dal 23 marzo 2019 doveva essere l’inizio di una rinascita. Dopo sei anni, pare più la fine della corsa, in discesa libera.
Ci manca solo un cartello nuovo, da mettere all’inizio della salita:”Benvenuti nella Salita Marco Pantani – edizione vergogna: qui si cade anche senza bici!”
E se il Pirata vedesse la scena, c’è da scommettere che — invece di alzarsi sui pedali — alzerebbe gli occhi al cielo.


