I “complimenti” arrivano dal consigliere Menchetti, che nella sua nota spara a zero su inceneritore e raccolta differenziata: “Altro che progresso, qui s’è passati dal raddoppio al triplo fumo!”
A San Zeno s’è fatta la magia: da una fornacina che bruciava 45mila tonnellate l’anno, siamo passati a una bestia che se ne pappa 120mila. ‘Na roba da Guinness del cassonetto!
La Regione Toscana, tutta bella sorridente, ha detto “vai tranquillo” ad Aisa: “bruciate pure, che tanto i filtri son miracolosi e l’aria sarà più pulita d’un campo di lavanda”. Peccato che gli studi dicano il contrario… ma si sa, tra un comitato e un comitatino, la salute è sempre l’ultimo dei pensieri, no?
Intanto il presidente d’Aisa stappa lo spumante: “abbiamo triplicato!”, dice tutto felice. E la gente? Si becca triplo fumo e tripla puzza. Perché, come dice il proverbio del popolo: non c’è due (linee) senza tre (bruciate bene!)
E mentre da una parte s’arrostisce, dall’altra si canta vittoria per la raccolta differenziata. L’assessore al ciclo dei rifiuti (forse del circo) sventola numeri come fossero coriandoli, dicendo che Arezzo è un modello. Peccato che il rapporto Ecosistema Urbano 2025 lo smentisca come un babbeo: la differenziata arranca, i cassonetti scoppiano, e la qualità fa ridere anche i gabbiani.
E qui viene la chicca: i rifiuti calano (dice l’Ispra), ma aumentano sia quelli differenziati che quelli da incenerire. Oh bella! Allora o la matematica è diventata un’opinione, o qualcuno racconta storielle… oppure – toh! – ci arrivano i sacchi puzzolenti da fuori, e noi zitti e contenti li bruciamo.
Morale: tra inceneritori che ingrassano e differenziate da barzelletta, Arezzo rischia di diventare la capitale del riciclo di fumo. E non metaforico.


