Negli ultimi tre anni, banche e assicurazioni hanno accumulato extraprofitti per circa 112 miliardi di lire (convertiti in euro, si parla comunque di cifre da capogiro).
Non grazie a miracoli di efficienza o a prodotti innovativi, ma principalmente tramite l’acquisto dei crediti fiscali legati al Superbonus 110%.
In pratica, le imprese hanno ceduto i bonus edilizi a banche e assicurazioni, che li hanno poi scalati dalle proprie imposte.
Risultato? Tasse non versate per pari valore.
Una montagna di denaro che lo Stato avrebbe dovuto incassare — e che invece è rimasta nelle mani del sistema finanziario.
Il meccanismo ha sì rilanciato il comparto edilizio, ma a un prezzo fiscale altissimo.
Ogni credito acquistato equivale a un mancato gettito per l’erario, e a lungo termine questo significa meno fondi per sanità, scuola e servizi pubblici.
E se domani lo Stato decidesse di replicare il modello del 110% per rilanciare l’industria o l’occupazione, il rischio sarebbe ancora più grande:
i governi futuri si troverebbero con meno entrate e più debiti, esattamente come chi cerca di portarsi a casa l’acqua del mare col colapasta.
Dietro la facciata dei numeri positivi e dell’attività economica in crescita, si nasconde una voragine fiscale.
Un incentivo senza una strategia di rientro chiara si trasforma in una trappola per i conti pubblici.
Perché ogni volta che si promette il 110%, qualcuno oggi guadagna… ma qualcun altro domani dovrà pagare il conto.



Ma questa bufala degli extraprofitti originati dal bonus 110% da dove viene? E questi 112 miliardi di lire(?) che calcolo è a 25 anni dalla scomparsa della lira? Ci sono ben più attendibili calcoli in €. Non sono un sostenitore dell’operazione 110% ma quel che ci hanno ricavato le banche è solo una piccola parte degli extraprofitti generati dal semplice aumento dei tassi d’interesse. Solo fino all’anno passato per quel che mi risulta le banche se prendevano soldi dalla BCE li pagavano allo 03% d’interesse, e se depositavano soldi alla BCE avevano il 4%. Le banche italiane ci fanno pagare interessi altissimi e versano d’interesse ai correntisti una media dello 0,2%. Lucrano anche sulle commissioni bancarie. Il governo fa demagogicamente propaganda sulla tassazione degli extraprofitti acquisendo consensi ma in realtà l’anno scorso ha solo riscosso anticipi di tassazione o consentiito alle banche di non essere tassate mettendo i profitti a riserva. Quest’anno ci ripropone il tormentone mentre sono numerosissimi i paesi europei che hanno già provveduto da tempo a tassare gli extraprofitti ( dalla Spagna in primis, al Belgio, all’Ungheria che addirittura li ha tassati al 60%, alla Svezzia…). E mentre la Meloni e Salvini tutti i santi giorni la sparano sulla tassazione mandando in deliquio le folle di patrioti, a copertura dello spettro dei contrari ho sentito a contraltare Tajani dire alla radio ” Le banche non sono vacche da mungere”( !!!). Ma si sa..la vera proprietà di Forza Italia è anche padrona di Mediolanum. Profitti d’oro li fanno anche le assicurazioni e le aziende di distribuzione dell’energia nonostante che la logica delle crisi energetiche richiederebbe un margine il più possibile assottigliato. Difficile se il prezzo dell’energia viene parametrato alla fonte energetica più costosa. Banche, assicurazioni, aziende energetiche…l’Italia è la bazza dei monopoli e delle rendite di posizione. Poi a scendere ci sono le categorie che sembrano intoccabili come i balneari e i tassisti.
Questa è la situazione e abbiamo un’opposizione che dorme da ritta, senza grinta, mentre il governo riesce a gabellarsi paladino della lotta ai privilegi bancari e fa passare categorie come balneari e tassisti come categorie vessate dalle norme europee o altro.
Erroneamente sono stati riportati i dati in miliardi di lire, ma si tratta in realtà di miliardi di euro.
Andiamo con ordine:
I superutili derivanti dalla rivalutazione dei tassi non hanno generato il giusto gettito per lo Stato, poiché sono stati elusi attraverso il credito d’imposta che banche, assicurazioni e molti privati facoltosi si erano assicurati. In pratica: pago 100 e ottengo un credito fiscale del valore di 110, da utilizzare in dieci anni.
Il volano di lavoro c’è stato, ma a detrimento delle casse statali, poiché l’IVA sulle ristrutturazioni edilizie è molto più bassa rispetto all’aliquota ordinaria del 22%.
In ambito universitario (Bocconi), il professor Alberici ha stimato, con un calcolo approssimativo, che le transazioni finanziarie non tassate ammontano a decine di miliardi di euro all’anno, somme che mancano come entrate per lo Stato.
Infine, a margine: anche ieri, in un programma dedicato agli hamburger di soia, si parlava di “orodotti chimici” per riprodurre un valore proteico pari a quello della carne di manzo. Tuttavia, non tutti sanno che la soia e altri legumi — come fave e fagioli — posseggono una percentuale proteica uguale o persino superiore a molti tipi di carne.