Lacrime, sgomento e un bisogno urgente di capire come sia stato possibile. La comunità di Soci, in Casentino, è travolta dal dolore per la morte del piccolo Leonardo, due anni, rimasto soffocato nel giardino dell’asilo nido dopo che il laccio della sua felpa si è impigliato a un ramo.
Mentre la procura di Arezzo ha incaricato i carabinieri di ricostruire l’accaduto, tra gli abitanti circola già l’ipotesi di una negligenza nella vigilanza. Anche gli investigatori non escludono un’omissione, sebbene al momento non vi siano certezze.
Nelle prossime ore potrebbero arrivare i primi provvedimenti giudiziari, insieme al conferimento dell’autopsia. Per ora, però, prevalgono il silenzio e il raccoglimento. Giovedì sera l’intero paese si è radunato nella chiesa parrocchiale per una veglia di preghiera, seguita da una fiaccolata che ha raggiunto il nido dove si è consumata la tragedia. In strada hanno sfilato oltre 1000 persone.
Tra i momenti più drammatici, lo sconforto della maestra presente al momento dell’incidente, portata al pronto soccorso in stato di shock dopo aver gridato: «Voglio morire anch’io». Un dolore condiviso anche da molti cittadini che, davanti al cancello dell’asilo “Ambarabà Ciccì Coccò”, hanno creato un piccolo altare con fiori, peluche e messaggi: «Ciao Leo, piccolo angelo», si legge su un biglietto firmato “una mamma”.
L’inchiesta, coordinata dal pm Angela Masiello, dovrà chiarire come Leonardo sia rimasto impigliato e quanto tempo sia passato prima che il personale si accorgesse dell’emergenza. Solo dopo aver esaminato il rapporto dei carabinieri si deciderà se procedere contro ignoti o iscrivere qualcuno dei dipendenti – 11 educatori e 5 assistenti – nel registro degli indagati.
La cooperativa Koinè, che gestisce la struttura, ribadisce che tutte le norme di sicurezza risultavano rispettate.


