Non è sospetta quell’orma che rivela il nostro passo?
Non è sospetto quel cielo che a una certa ora diventa nero?
Non è sospetto che bruci il centro della terra?
Quali documenti, quali prove si devono incenerire?
E la guerra?
E il morsicare dentro la stessa bocca incaricata di baciare?
E l’allegro manto della tigre?
E il ridere con le lacrime?
E la velocità della luce?
Che cosa c’è da correre tanto?
E perché, se un motivo c’è, noi non lo conosciamo e stiamo?
E le montagne?
Non sono sospette le montagne?
Perché isolarsi lassù?
Perché quelle cime sempre dietro le nuvole, e a volte sotto la neve?
Che cosa fanno le cime di nascosto?
E la notte che al mattino scompare, dove va?
E gli specchi?
E le scale?
E le ali? Non sono sospette le ali?
E perché a quelli col becco sì e a quelli col naso no?
È un titolo di merito il becco?
E le domande?
Non è sospetto tutto questo non sapere?
Che cosa si vuole tenere nascosto?
E le onde?
Non sono sospette le onde?
Perché quei riccioli?
Non poteva camminare come tutti anche il mare?
E perché i rami protesi?
Che cosa vogliono conquistare gli alberi?
Dove vogliono arrivare?
E non è sospetta l’aria?
Così trasparente eppure sfuggente.
Perché tanta inafferrabilità?
Che cosa nasconde dietro quell’aria da santerellina?
E il basso e l’alto non sono sospetti?
Perché noi siamo tenuti nel mezzo?
Qual è il segreto motivo?
Che cosa c’è sotto?
E che cosa c’è sopra?
E l’astrattismo?
Perché suggerire dimensioni altre?
Per confonderci?
Per sviarci dai misteri quotidiani?
E le fate e i maghi?
Che non esistono, ma tutti sappiamo come sono fatti e che cappelli portano?
E la cravatta?
Non è più che sospetta, con quel nodo scorsoio attorno al collo?
Ma siamo pazzi?
E non è sospetto tutto questo sospetto?
Perché tanti segni di imperfezione?
Che cosa si cerca di insinuare?
Non si starà suggerendo l’esistenza di un mondo pauroso per sviarci dalla scoperta di un altro ancora più mostruoso?
E se vivessimo in un mondo così perfido che, per confonderci, è stato fatto perfetto?
Gli aerei
Gli aerei!
Davvero credete che tonnellate di ferro possano volare?
Non vedete che li hanno fatti per verificare quante panzane ci possono propinare?
Non vedete che ci portano in alto per indebolirci, per apparentarci al sasso, per sottolineare il nostro eterno basso?
Le rette parallele
Non è sospetto che qualcosa che viaggia verso l’infinito si fermi a casa nostra?
Che rimanga per anni su uno stropicciato quaderno di geometria?
Che cosa devono spiare queste rette?
Che cosa vanno poi all’infinito a raccontare?
Le ombre
No, le ombre non sono sospette.
Sono i nostri corpi a essere sospetti: corpi rosa che proiettano nero.
Perché lanciano sui muri quegli indizi oscuri?
E sempre in pieno sole.
Non è una spaventosa sfida questa?
Il segnale di un inconfessabile conflitto?
(Ci sono indizi a migliaia, a milioni. La vita è un labirinto di inganni.)
E noi?
Che cosa si vuole da noi?
Perché ci mettono qui senza motivo, per anni?
Che testimoniamo che non è storto ciò che non è dritto?
Temo che ciascuno di noi sia un gesto del Delitto.
Il dietro
Perché ogni cosa ha un retro?
Non è sospetto?
A cosa serve se nessuno lo vede a meno di girarci intorno?
Non ci sarà un esistere che vive l’opposto del mondo?
Alle nostre spalle?
E perché?
Il deserto
A cosa serve quel mondo vuoto, immaginario?
A convincerci che quello pieno è bello, è vario?
E il vuoto casalingo?
Quello nelle tazze, nella vasca, nei cassetti?
Non è sospetto quel vuoto circoscritto?
Chi lo manda?
Da quale voragine cosmica è stato distaccato?
Non vedete come è in incognito?
Come ci studia?
L’inchiostro
Non è sospetto l’inchiostro?
Poche gocce di liquido nero che possono scrivere un mondo intero.
E seguendo quale magia, secondo voi, se non magia nera?
I buchi nel fogliame
Non sono sospetti quei varchi?
Chi di invisibile deve passarci, a cavallo dei raggi del sole?
Il letto
Non è forse sospetto il letto?
Che ci chiama morbido, accogliente e poi, quando ci ottiene, ci spegne come un gas.
Perché lo fa?
Di chi è complice?
Che cosa non vuole farci guardare?
Che cosa non basta il buio a occultare?
I vestiti
Sciarpe, cappelli, mantelli:
da chi dobbiamo mascherare la nostra pelle?
Di quali delitti si è macchiata?
Qualcosa non va.
Ma cosa?
È forse proibito il rosa?
Il titolo
E non è sospetto che il titolo di questa poesia fosse “Sospetti”
e io lo abbia poi cambiato in “Indizi”?
Perché l’ho fatto?
Che cosa ho scoperto?
Perché non ho chiamato la polizia?
Sono forse un complice?
I fogli a quadretti
Ah, non sono sospetti per voi i fogli a quadretti?
Ma non vedete che sotto a quelle sbarre c’è un foglio bianco incarcerato?
Cosa potrà aver fatto di male un foglio bianco?
E chi l’ha condannato?
E perché non se ne vede mai uno liberato?
La guerra dei vocaboli fra i vivi e i morti
E vincono i vivi, ve lo dico subito.
Perché le salme vengono “traslate”?
Non si possono semplicemente trasportare?
Perché rifilare un verbo così brutto a un poveretto che è pure morto?
Non hanno più diritto, i morti, ai verbi dei vivi?
E poi “corpo” gliela tolgono.
E danno “salma”.
“Tumulato”, “decesso”, “catafalco”, “dipartita”…
Una guerra crudele, e ringraziamo Dio che quelli non possono protestare.
Dell’architettura
Mi affascina ciò che non è stato disegnato:
la parte bianca del foglio,
il cielo che si inarca oltre il tetto,
il vento contro finestre mai costruite,
i passi che riempiranno porte ancora vuote.
Mi affascinano androni, ringhiere, spigoli,
il vuoto tra le colonne del balcone,
lo spazio tra vetri e tende.
Mi irritano la stabilità, le norme, gli impianti:
nessuno calcola quanto è devastante l’urto dei miei vuoti.
E poi mai, nei progetti, le vere fondamenta:
una porta socchiusa
su una camera bianca
e, di là, una madre serena che canta.
Cosa succede laggiù
A quella donna chiusa in una gabbia di legno,
la portinaia di via Nazari 3,
spinta dalla vita grama, ventenne già vecchia.
Giannina Strada:
nomen omen.
Scoliosi da bambina,
dolori mai spenti,
lavori umilianti,
anni di privazioni,
un corpo arato, spezzato, in frane.
Una vita fatta di ingiustizie,
di umiliazioni sotto lo scialle,
di guerra quotidiana
contro la stronzaggine dei condomini laureati.
Eppure, sa tutto:
le chiavi, le storie, il passato dei luoghi.
E resiste.
(Giovanna De Carli)



