C’era una volta il palazzo di vetro di via Giotto, anno di grazia 1968, orgoglio cittadino, tempio del boom economico, dove si parlava di affari, fatturati e futuro.
Oggi invece si parla di cartoni, coperte, panni buttati e russate corali.
L’ex Camera di Commercio, abbandonata dal 2010, da quando gli uffici traslocarono ad Arezzo Fiere e Congressi, è diventata nel tempo un monumento al “poi ci si pensa”. Doveva diventare un condominio di lusso, appartamenti con vista sul parco Pertini, terrazze, champagne e tramonti.
Per ora, l’unica vista è quella su degrado, sporcizia e occupazioni abusive.
Basta farsi un giro intorno alla struttura per capire l’aria che tira: indumenti sparsi, resti di bivacchi, segni evidenti che il palazzo è stato – e forse è ancora – rifugio di senza tetto e terra di nessuno. Il tutto in una delle zone più eleganti di Arezzo, viale Giotto, roba che manco a farlo apposta.
I residenti lo dicono chiaro e tondo:
“Negli anni non è migliorato nulla. Anzi, s’è lasciato andare come un motorino senza miscela”.
E stamattina, alle 9 in punto, nel porticato c’era ancora chi russava beatamente, per scelta o per bisogno, sotto un murale raffigurante un fallo (vedi foto).
Un dettaglio che fa sorridere amaro, ma che apre pure una parentesi culturale: per molti popoli antichi il fallo non era simbolo di vergogna, bensì di fertilità, forza vitale, prosperità e protezione.
Qui, più modestamente, sembra proteggere solo dal freddo e dalla pioggia.
Così il palazzo che per mezzo secolo ha rappresentato la crescita, l’economia e l’orgoglio aretino, oggi rappresenta l’abbandono, il tempo che passa e le promesse rimaste a metà.
Dal vetro al cartone, dal boom al bong:
Arezzo, anche stavolta, guarda e aspetta.



Ci pensa lù!
Diamolo al Bertelli 5 piani di negozi di lusso nel centro di Arezzo piu un ristorante panoramico al 6 piano con tanto di piscina (in costruzione).
A parte gli scherzi (mica tanto) questo denota la pochezza degli imprenditoria Artetina poche idee tutte uguali e destinate solo al meglio un uovo oggi, piuttosto che una gallina domani!