Il Centro Consumatori Italia denuncia il “Far West” delle multe: Comuni accusati di ignorare le sentenze per fare cassa
Ad Arezzo spunta l’Autovelox Schrodinger: è regolare e non lo è, misura e non misura, multa e basta. In Viale Don Minzoni un automobilista veneto viene pizzicato da un AUTOVELOX modello 106, dichiarato “REGOLARE” con la stessa convinzione con cui al bar ti dicono che il vino è bono anche se sa di tappo.
Peccato che “regolare” non significhi omologato, ma solo approvato. Traduzione dal burocratese: è come dire “questa bilancia l’abbiamo vista una volta” invece di “questa bilancia pesa giusto”. Un dettaglio? Macché. La Cassazione – che di solito non è sospettabile di fare cabaret – ha spiegato più volte che senza omologazione la multa è NULLA, come una promessa elettorale a ferragosto.
Eppure ad Arezzo (e dintorni) si va avanti imperterriti: il verbale dice che va tutto bene, il Ministero non ha mai fatto i protocolli, la Cassazione dice “no”, ma il Comune risponde “sì”. È il nuovo Far West delle multe: chi spara (l’autovelox), chi incassa (il Comune), chi paga (il cittadino), e lo sceriffo guarda altrove.
Il Centro Consumatori Italia, che evidentemente non aveva niente di meglio da fare che leggere le sentenze, ha suggerito ricorsi, denunce e pure sequestri degli apparecchi. Reati ipotizzati? Falso ideologico: in pratica dire che l’autovelox è a posto quando a posto non è. Una roba che se lo fai tu col curriculum ti chiamano bugiardo, se lo fa il verbale diventa “prassi”.
Intanto a Padova i giudici annullano multe come se piovesse, le circolari ministeriali finiscono nel cestino e le Prefetture fanno finta di non sentire. Ma la sicurezza stradale, assicurano tutti, resta la priorità. Certo: sicurezza per le casse comunali.
Morale della favola: controllate i verbali, chiedete i documenti, non pagate a occhi chiusi. Perché tra approvato e omologato c’è la stessa differenza che passa tra “fidati” e “è vero”. E a Arezzo, per ora, fidarsi costa caro.


