Allarme a Largo II Giugno ad Arezzo per una biscia d’acqua non velenosa avvistata sotto una siepe. Un cittadino chiama i Vigili del Fuoco, che recuperano il rettile e lo liberano in sicurezza. Tra ironia e nostalgia, il racconto di come siano cambiate le generazioni: dalla campagna al 115 per una biscia.
Meno male che gli aretini, almeno quelli d’una volta, venivano su a pane, terra e stalla. Abituati a bovini, ungulati, rettili e ogni genere di bestia che strisciava, saltava o muggiva, senza farci troppo caso. Oggi invece il mondo cambia, le generazioni pure, e per una biscia si scomoda mezzo apparato dello Stato.
È successo questa mattina in zona Largo II Giugno ad Arezzo, dove un signore, a passeggio col cane, è stato improvvisamente colto dal terrore per qualcosa di “strisciante” sotto una siepe a bordo strada. Panico, allarme e via di corsa a chiamare i Vigili del Fuoco.
I Vigili del Fuoco del Comando di Arezzo sono arrivati puntuali e professionali come sempre e hanno recuperato il temutissimo rettile, che poi rettile mica tanto era: una comunissima biscia d’acqua, non velenosa, probabilmente più spaventata lei dell’umano che la fissava.
Una volta, raccontano i nonni, la biscia la si accompagnava fuori con un ramo, due urla e finiva lì. O, se proprio andava male, scappava da sola appena sentiva arrivare qualcuno. Oggi invece meglio non rischiare: si chiama il 115 e si risolve tutto in sicurezza, che non si sa mai.
Dopo il recupero, i pompieri hanno liberato l’animale in una zona sicura, lontano da siepi, cani e cittadini facilmente impressionabili. Fine della minaccia, fine dell’allarme, e la biscia torna a fare la biscia, cioè farsi i fatti suoi.
Segno dei tempi: una volta si temeva la grandine, oggi una biscia sotto una siepe. Ma tant’è, il progresso va avanti… anche strisciando.
Commenti dal web
Il recupero della biscia ha scatenato un campionario umano degno di una sagra paesana digitale.
C’è chi alza subito la posta: «Io ho trovato una gazza ladra e ho chiamato i carabinieri», ottenendo pure una standing ovation virtuale. Chi invece confessa candidamente: «Avevo letto una ragazza ladra», segno che la paura più grossa resta sempre la comprensione del testo.
Molti parlano di ridicolaggine pura: «Chiamare i pompieri per un serpente che si faceva i cavoli suoi», scrive qualcuno, mentre altri prevedono sviluppi futuri: «Tra un po’ una Task Force per catturare le zanzare». Non manca il contributo domestico: gatti che portano bisce vive come regalini e padroni che le riaccompagnano nel canale senza fare una piega.
C’è chi allarga il discorso alla sicurezza vera: «Facessero due telefonate anche quando vedono quelli che spacciano», e chi va diretto sul filosofico-biblico: «Se Adamo ed Eva avessero chiamato i Vigili del Fuoco, sarebbe cambiata la storia dell’umanità?».
Poi parte il congresso nazionale degli ofiologi da tastiera: biscia, biacco, natrix natrix, fino all’ipotesi che fosse «la cintola del Ghinelli». Altri ricordano con nostalgia: «Da ragazzini ci giocavamo», mentre qualcuno invoca soluzioni drastiche: «Leva obbligatoria subito».
Non manca chi minimizza, chi ironizza («Intervenne anche la Rai con Piero Angela») e chi tira un sospiro di sollievo: «Adesso sì che dormo tranquillo».
Commento dell’Ortica
una volta si cresceva tra letame, bisce e badili e si campava lo stesso. Oggi basta una cosa che striscia sotto una siepe per chiamare i pompieri, i carabinieri e – se prende campo – pure l’FBI. Fortuna che la biscia non legge Facebook, sennò chiedeva protezione testimoni.


