Nel giorno della Befana, che come si sa porta doni ai boni e carbone ai birbanti, anche il sindaco s’è messo di buzzo bono a fa’ satira. Sulla sua pagina Facebook spunta una foto bella pepata: una presa di giro politica che accompagna parole ancora più dure, rivolte a chi ha gridato al “fallimento” della Fondazione Guido d’Arezzo.
Secondo il sindaco, le accuse lanciate da Romizi, Dringoli e Mutarelli son roba grossa, ma campata ‘n’ aria. E siccome oggi è l’Epifania, invece che dolcetti… zac! Un bel sacco di carbone. Perché, a suo dire, questo modo di fare politica ‘un è critica, ma propaganda bella e buona.
Il primo cittadino respinge l’idea d’una gestione fallimentare e ribadisce che, dal 2020 al 2025, in mezzo a pandemia, tagli e bollette che volavano come rondini, la Fondazione ha tenuto botta. Musica, teatro, mostre, progetti pe’ le scuole, rassegne storiche e valorizzazione del patrimonio: altro che buio pesto, qui s’è acceso più d’un riflettore.
E sulle accuse di gestione “opaca” e di “rapporti anomali”, il tono s’indurisce: senza prove, dice il sindaco, ‘un è opposizione ma fango. Un modo di fare che offende chi lavora tutto l’anno con serietà e rispetto delle regole. E poi, ciliegina sulla torta, fa notare come certi giudizi vengano da chi, a teatri e mostre, ‘un si vede manco col binocolo. Difficile bocciare uno spettacolo se ‘un sei mai entrato in platea.
La Fondazione, ribadisce, ‘un è uno strumento politico ma un presidio culturale della città, e continuerà a lavorare per Arezzo, non per le polemiche. La cultura – conclude – ha bisogno di rispetto, competenza e partecipazione vera. Non di slogan, sospetti e attacchi tanto per fare rumore.
Intanto sotto al post, i commenti volano come le scope della Befana: chi dice “sono sempre i soliti”, chi invoca sterco invece del carbone, chi parla di tifoserie e chi taglia corto con un “basta guardalli in faccia”. Insomma, Befana o ‘un Befana, el carbone quest’anno ‘un manca. E la polemica, manco a dirlo, nemmeno.


