Qui sotto c’è una versione ispirata all’articolo originale del Corriere di Arezzo, segnata da un tono popolare e “ortichese”, ma che rimane collegata a quanto effettivamente riportato dalla cronaca:L’articolo
In un paesotto giù in Casentino, un babbo fruga nel telefono del figliolo di 16 anni e ci trova messaggi parecchio sconci mandati da un vecchio di 68 primavere. Invece di andare dritto dai carabinieri, piglia e, insieme a un compare, va a bussare a casa del vecchio per “mettere a posto la cosa alla bona”.
Solo che tra una parola grossa e l’altra partono ceffoni, pedate e pure la richiesta di cinquemila euro per far finta di nulla. Insomma, più che sistemarla l’han peggiorata.
Risultato: casino grosso, accuse di estorsione, rapina e botte, e ora la faccenda la dovranno spiegare davanti ai giudici, mica all’orto.
C’è ‘na linea sottile, più fina d’un capello di maiale spelacchiato, che separa la santa indignazione dalla santa convocazione in tribunale. E ‘sti du’ babbi del Casentino l’hanno attraversata correndo, co’ le scarpe infangate e la rabbia a mille.
Succede che un 16enne riceve messaggini zozzi su Telegram e Whatsapp da un arzillo 68enne con troppo tempo libero e poca vergogna. Il padre vede, legge, ribolle come la ribollita dimenticata sul fornello e chiama l’amico: “Oh, s’andasse a chiarì ‘sta faccenda?”. Idea pessima, ma detta bene.
Arrivano a casa del presunto molestatore con la delicatezza d’un cinghiale in cristalleria. “O ima che fai coi ragazzi?” – e qui, invece di chiamare i carabinieri come fanno le persone normali, gli viene ‘l lampo geniale: sistemare tutto a contanti. Cinquemila euro, coltello alla mano (per gesticolare, eh), così si chiude la partita e tutti a casa. Spoiler: non funziona.
Tra una richiesta, una deviazione verso il bancomat e ‘l citofono della caserma che suona come la campanella dell’intervallo, la situazione degenera: schiaffi, calci, portafogli che vola (bottino: 15 euro, manco ‘na pizza e una birra), lividi refertati e un effetto boomerang che manco al luna park.
Risultato finale? Il presunto pedofilo resta tale (e la storia va chiarita davanti ai giudici), ma i due paladini finiscono imputati per estorsione, rapina e lesioni. Dal “difendo el mi’ figliolo” al “ce se vede in aula” è un attimo.
Morale della favola, spiegata in “ortichese”: quando c’hai ragione marcia, non trasformarla in torto a mano armata. Che la giustizia fa schifo lenta, ma se provi a fa’ el Rambo del Casentino, te se ‘ncastra come l’ tappo del Chianti.
E così, alla fine della fiera, uno resta bollato come pedofilo, gli altri due come rapinatori, e ‘l ragazzo – quello che andava difeso davvero – rimane in mezzo a tutto ‘sto casino.
Fine, sipario. E tutti, invece di fa’ i giustizieri, a studià diritto penale.


